Rebibbia femminile, lo spettacolo ‘Desdemona’ ha debuttato a Roma
6 Giugno 2026
Il teatro come luogo di incontro, formazione e cambiamento.
È questo il significato profondo di “Desdemona – Studio I”, lo spettacolo che giovedì 4 giugno ha debuttato al Teatro nazionale di Roma, nell’ambito di una collaborazione tra il Teatro dell’Opera, l’Associazione “Per Ananke ETS” e numerose realtà istituzionali e culturali impegnate nella promozione del teatro sociale, tra le quali la Fondazione Roma e la Chiesa Valdese.
Protagoniste della rappresentazione sono state Le Donne del Muro Alto, la compagnia teatrale nata nel 2013 all’interno della casa circondariale Femminile di Rebibbia, che riunisce detenute, ex detenute e persone ammesse a misure alternative alla detenzione.
L’evento è stato particolarmente significativo perché, per la prima volta nella storia dell’Istituto, alcune attrici detenute hanno ottenuto l’autorizzazione a uscire dal carcere per partecipare a un progetto artistico all’esterno, condividendo il percorso creativo con giovani professioniste del programma “Fabbrica” del Teatro dell’Opera di Roma.
Scritto e diretto da Francesca Tricarico, Desdemona nasce dall’intreccio di tre universi narrativi: l’Otello di Shakespeare, la partitura verdiana e la storia della Lady Juliana, la nave che nel XVIII secolo trasportò circa 250 donne deportate dall’Inghilterra verso le colonie australiane. Teatro, musica lirica e memoria collettiva si sono intrecciati in una profonda riflessione sulla condizione femminile, sui meccanismi del pregiudizio e sulle conseguenze dell’emarginazione sociale.
Visibilmente emozionata per la partecipazione di un numeroso pubblico composto da familiari, figli e genitori delle attrici, la regista Tricarico ha espresso il proprio ringraziamento al sovrintendente del Teatro dell’Opera, Francesco Giambrone, per aver sostenuto un’iniziativa tanto coraggiosa quanto significativa, capace di restituire centralità alle donne e di valorizzarne il talento.
“Il carcere è parte integrante della comunità ed è fondamentale creare occasioni di incontro con tutte le persone, nella consapevolezza che l’arte e la bellezza hanno la forza di abbattere ogni barriera”, ha dichiarato Giambrone.
Anche la direttrice del carcere femminile di Roma, Nadia Fontana, intervenendo sul palco, ha sottolineato il valore delle attività culturali nei percorsi di responsabilizzazione delle detenute, resi possibili grazie all’impegno della Polizia penitenziaria e dell’area pedagogica. Le partecipanti hanno affrontato un intenso percorso di introspezione, mettendo in gioco mente e corpo e superando limiti e fragilità interiori. Fontana ha concluso il suo intervento ricordando come una società capace di riabilitare sia una società più giusta, più umana e più sicura.

Tra il pubblico erano presenti anche la presidente del Tribunale di Sorveglianza di Roma, Marina Finiti, con i colleghi magistrati, la garante nazionale delle persone private della libertà personale Irma Conti, il vicedirettore di Rebibbia Femminile Mario Silla e in rappresentanza del Provveditorato del Lazio, la dirigente Silvana Sergi.
Fulcro della drammaturgia è la figura di Desdemona, che diventa occasione di riflessione sulla costruzione dell’identità e sul peso degli stereotipi. L’assenza di Otello si configura come una precisa scelta narrativa, volta a concentrare l’attenzione sulle donne, sulle loro voci e sulle loro storie, troppo spesso relegate ai margini del racconto pubblico.
Accompagnate dalle interpretazioni del soprano Jessica Ricci, artista del progetto “Fabbrica”, le detenute di Rebibbia hanno calcato per la prima volta un vero palcoscenico, conquistando il pubblico e ricevendo calorosi applausi in un’atmosfera di intensa partecipazione emotiva.
A conclusione dell’evento, la responsabile dell’area educativa di Rebibbia, Sabrina Maschietto, che ha prestato la propria voce alla narrazione fuori campo, ha rivolto un sentito ringraziamento alle quattro detenute protagoniste del progetto, definendole una risorsa preziosa e un esempio concreto delle potenzialità che possono emergere attraverso percorsi di crescita e di inclusione.
L’esperienza di Desdemona testimonia come il dialogo tra le istituzioni culturali e gli istituti penitenziari possa generare percorsi capaci di superare simbolicamente le mura del carcere.
In questa prospettiva, il teatro non è soltanto rappresentazione artistica, ma diventa spazio di inclusività e responsabilità collettiva, capace di interrogare il pubblico su ciò che sceglie di vedere e sulle storie che meritano di essere raccontate.
Foto credit di Maki Simeoni