Recidiva Zero, Nordio: “Portare speranza in carcere tramite il lavoro”

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‘Recidiva Zero’ è un “progetto ampio per portare nelle carceri un filo di speranza, se non di ottimismo, dando la possibilità a chi esce da un periodo di detenzione di mettere a frutto ciò che ha imparato in carcere, e aiutare le aziende che hanno bisogno di manodopera”. Così il guardasigilli Carlo Nordio, in apertura della seconda edizione del progetto per lo studio, la formazione e il lavoro nei penitenziari, promosso dal Cnel in collaborazione con il Ministero. La giornata di confronto tra rappresentanti delle istituzioni e delle imprese si tiene, quest’anno, presso l’aula magna della scuola di formazione “Giovanni Falcone” del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Il Ministro ha posto l’accento sulle “eccellenze straordinarie” relative al lavoro in carcere; tuttavia, ha sottolineato, “questo non è sufficiente se non viene coniugato con il reinserimento”.

‘Recidiva Zero’ è anche un progetto che vuole alleviare le preoccupazione delle persone detenute a fine pena, dando una prospettiva lavorativa: questo perché, ha aggiunto il Guardasigilli, “non sanno come andranno a finire, come vivranno, come e se la società li accoglierà”.

In sintesi, per Nordio con ‘Recidiva Zero’ si vuole coniugare il “diritto alla rieducazione del detenuto, sancito dalla Costituzione”, con “l’utilità in cui si può convertire l’espiazione della pena”.

Il presidente del Cnel, Renato Brunetta, si è soffermato sui dati. A fronte di 3,5 miliardi investiti ogni anno nel sistema penitenziario, la recidiva continua a essere del 70%. Da ridurre, poi, il gap in educazione e istruzione della popolazione detenuta. “Il nostro impegno è colmare questo divario – ha assicurato Brunetta – creando un legame strutturale tra carcere, impresa, formazione e istruzione”.

Fondamentale è, inoltre, ‘stabilizzare’ l’attività lavorativa nei penitenziari: “chi lavora in carcere deve avere un contratto di lavoro nazionale, pagato regolarmente e con tutte le garanzie”, ha aggiunto il presidente del Cnel.

Di dare lavoro ai detenuti come atto di giustizia sociale e come “occasione di riscatto” parla Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle politiche sociali.

Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, si è soffermato sugli effetti benefici del lavoro nei penitenziari: “il 98% delle persone che impara un mestiere quando esce non commette più delitti”, ha sottolineato.

“‘Recidiva Zero’ è un progetto che abbiamo sposato fin dall’inizio, da quando ci siamo insediati nel 2022 – ha proseguito Ostellari -, perché crediamo che sia davvero attraverso lo strumento fondamentale del lavoro l’unico atto coraggioso – sicuramente difficile – ma che permetterà a molte persone detenute di poter riacquistare davvero la libertà”.