Regina Coeli, Zerocalcare incontra i ragazzi fumettisti

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“Faccio con 02 o 05?”; “Secondo me una 03 va bene”. Un linguaggio cifrato per chi non se ne intende di disegno, ma molto chiaro per i giovani detenuti del carcere di Regina Coeli che hanno frequentato le lezioni di illustrazione e fumetto.

Il corso, iniziato a marzo e tenuto dall’artista Daniele De Sando, è finito ieri nell’aula multimediale del penitenziario romano con un’ospite d’eccezione: Zerocalcare.

“Provate a fare i personaggi senza articolazioni”, propone l’artista ai ragazzi. Le figure “flosce”, devastate dalla vita, sono un tratto distintivo dei disegni di Michele Rech, autore di fumetti fortunati e, più di recente, delle due serie Netflix ‘Strappare lungo i bordi’ e ‘Questo mondo non mi renderà cattivo’. Pratico del carcere di Rebibbia – è nel quartiere in cui vive da sempre e che racconta spesso nelle sue strisce –, è stato nell’Ipm di Casal del Marmo, ma non si era mai spinto nel cuore di Roma, a Regina Coeli.

Nel penitenziario i suoi libri, dicono le bibliotecarie, vanno a ruba: letteralmente perché, come spesso accade fuori, non vengono restituiti. E allora vale la pena lasciare un “disegnetto” su una copia superstite che, dice la direttrice Claudia Clementi, “verrà esposta qui in biblioteca”. Sulla dedica sono tutti molto indecisi, così Zerocalcare risolve con un “Daje utenti della biblioteca di Regina Coeli!”. Frase asettica, risultato comico.

La dimensione della punta di matite e pennarelli neri è essenziale per un fumetto. Così, tra una 02 e una 03, i ragazzi si cimentano nei personaggi creati da Zerocalcare: il suo alter ego, l’armadillo, il ‘Secco’. Alcuni di loro sono effettivamente bravi. “Riescono a fare i personaggi senza linee-guida; io non ci riuscirei”, commenta l’artista mentre passa tra i banchi.

Il corso, partito con 12 detenuti, in fase finale ne contava 3, ma ieri ce n’erano 8. “Alcuni non lo hanno portato a termine, altri sono usciti prima che terminasse”, dice Grazia Piletti, segretaria dell’associazione “A Roma, insieme” che da anni è impegnata in progetti nelle carceri, tra cui proprio il corso di illustrazione e fumetto.

In effetti Regina Coeli è un porto di mare; “è difficile fare corsi strutturati per l’elevata mobilità”, dice l’educatrice Elena D’Angelo.

Il silenzio dei ragazzi concentrati sul foglio che hanno davanti è interrotto solo dai commenti e dalle risate per il disegno fatto dall’amico accanto. In lontananza, in un altro braccio del carcere, il rumore di una battitura dei detenuti; una protesta, rientrata dopo una manciata di minuti.

Nell’aula multimediale, invece, l’aria è rilassata. Un ragazzo non riesce a stare sul proprio banco; si gira e disegna su quello del compagno di stanza. Un altro dovrebbe uscire il 25 luglio – “ma non diciamolo ché porta sfiga”, dice, e aggiunge: “fatemi restare qua, basta che non sto in cella”.

Il Regina Coeli è un carcere strano: molto ampio per essere un antico convento, non abbastanza per stare al passo con la modernità di una struttura. Per esempio, mancano spazi per farci una palestra, essenziale per un penitenziario che accoglie per lo più giovani adulti.

Il corso di illustrazione e fumetto è un campione perfetto degli ospiti del carcere trasteverino: detenuti che hanno sicuramente meno di 35 anni. “Cerchiamo il più possibile di differenziare l’offerta, proprio perché l’età media è sempre più bassa”, dice la direttrice Clementi.

Il corso termina con una fila: quella dei ragazzi che vogliono il “disegnetto” di Zerocalcare. A sbancare – nemmeno a dirlo – è il personaggio dell’armadillo, la coscienza del protagonista.

“Parlandoci – dice l’artista – capisci che loro sono qui perché non hanno sostegni: soldi, una casa dove scontare la pena. Alcuni stanno fuori, a parità di cose che hanno fatto”.

Prima dei saluti finali, un piccolo rinfresco con pizza, mortadella e ricotta offerto dall’associazione di Grazia Piletti. Che un po’ educatrice, un po’ mamma dei giovani detenuti, è attenta all’inclusività dei pasti: “i ragazzi musulmani non mangiano affettati di maiale; così porto anche del formaggio”.