Relazione al Parlamento, misure cautelari personali in diminuzione

Palazzo del Ministero della Giustizia via Arenula Roma - Foto di Doriano Ciardo
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Come previsto dalla Legge 47/2015, anche quest’anno è stata inviata al Parlamento la Relazione “contenente dati, rilevazioni e statistiche relativi all’applicazione, nell’anno precedente, delle misure cautelari personali, distinte per tipologia e con l’indicazione dell’esito dei relativi procedimenti, se conclusi” e, come successivamente previsto dalla Legge 103/17, l’obbligo si è esteso anche a tutti i dati relativi alle sentenze di riconoscimento del diritto al ristoro per ingiusta detenzione e al “numero di procedimenti disciplinari iniziati nei riguardi dei magistrati” che abbiano disposto le detenzioni ritenute ingiuste.

Come precisa la Relazione, occorre preliminarmente distinguere i casi di riparazione per ingiusta detenzione da quelli di riparazione derivante da errore giudiziario, che anche se non vengono considerati nello specifico del documento inviato al Parlamento, forniscono un aiuto ulteriore nella lettura del dato.

L’istituto della riparazione per ingiusta detenzione garantisce all’imputato il diritto soggettivo ad ottenere un’equa riparazione per la detenzione subita ingiustamente prima dello svolgimento del processo e, quindi, prima della sentenza. L’articolo 314 del codice di procedura penale riconosce il diritto a ottenere un’equa riparazione per la custodia cautelare ingiustamente patita, in adeguamento a quanto previsto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che prescrive: “ogni persona vittima di un arresto o di una detenzione, eseguiti in violazione alle disposizioni di questo articolo, ha diritto a un indennizzo”.

L’errore giudiziario si verifica quando un soggetto, dopo aver espiato una pena, o parte di essa, per effetto di una sentenza di condanna, venga successivamente riconosciuto innocente in seguito a un nuovo processo di revisione (strumento di impugnazione straordinario).

Rinviando sicuramente alla lettura della Relazione, anticipiamo qualche dato rilevato:

  • misure cautelari personali, per un totale nazionale di 82.199  nel 2020, in significativa diminuzione rispetto alle 94.197 del 2019 e alle 95.798 del 2018. La flessione è sicuramente da ascrivere agli effetti della emergenza epidemiologica in atto, che hanno fortemente rallentato l’attività degli uffici giudiziari, specialmente nei primi mesi dell’anno.
    Il tasso di risposta dei tribunali, sezioni GIP e sezioni dibattimentali, è stato particolarmente significativo, avendo raggiunto il 76%.
  • riparazione per ingiusta detenzione (artt. 314 e 315 cpp), iscritti 1108 procedimenti nel 2020, ne sono stati esauriti 935, di cui il 77% con pronunce di rigetto, mentre il 23 % sono state di accoglimento. La somma complessiva dei pagamenti effettuati è di quasi 40 milioni di euro, di cui quasi 27 milioni per le sole Corti d’appello di Bari, Catanzaro, Palermo,  Roma e Reggio Calabria. Quest’ultima, da sola, ha liquidato risarcimenti pari alla somma di quelli emessi complessivamente da Roma, Milano e Napoli

LA RELAZIONE AL PARLAMENTO