Riapre Ipm di Lecce: un presidio dedicato a Enrica Fuortes

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Alla presenza di Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, di Antonio Sangermano, capo del dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, di Dorella Quarto, dirigente del Centro per la giustizia minorile per la Puglia e la Basilicata, e di numerose figure istituzionali locali, si è inaugurato oggi l’Istituto penale per i minorenni di Lecce, che sarà ufficialmente intitolato alla salentina Enrica Fuortes. Una struttura storica, inattiva da anni, che torna ora alla sua funzione originaria: garantire percorsi educativi e opportunità di reinserimento.

Nel corso della cerimonia, Antonio Sangermano ha ricordato l’impegno del Dipartimento nella realizzazione della nuova rete infrastrutturale, il cui “cronoprogramma per la realizzazione dei nuovi istituti penali minorili è stato rispettato”. Sangermano ha sottolineato poi come: “Il Dipartimento ha operato in due importanti direzioni: la costruzione di nuovi Ipm, non per favorire la carcerizzazione ma per implementare gli spazi detentivi per il benessere dei ragazzi, della polizia penitenziaria, degli educatori sociali e della comunità”.

A seguire, Dorella Quarto ha messo in evidenza la centralità degli ambienti nel percorso educativo e per i quali: “Oggi rinnoviamo il nostro dovere, che è anche quello di garantire rigore e sicurezza senza spegnere il potenziale dei minori. Gli spazi educano e trasmettono messaggi, e quelli che inauguriamo oggi sono stati pensati per questo. Spazi luminosi, funzionali e belli non sono un dettaglio estetico ma un pezzo fondamentale della pedagogia minorile”.

A chiudere gli interventi, il sottosegretario Andrea Ostellari, che ha richiamato l’importanza della prevenzione accanto alla rieducazione. Per il Sottosegretario: “La violenza va ovviamente combattuta, e va combattuta in due modi: con determinazione, con luoghi adatti per rieducare e ridare speranza, e intervenendo con strumenti nuovi, con la prevenzione, cercando di intercettare prima i comportamenti che possono sfociare nella violenza”.

L’istituto sorge all’interno dell’antica villa dei Marchesi Tresca, donata nel 1953 a don Antonio Di Lecce, parroco della Chiesa di Santa Maria della Porta, impegnato nell’accoglienza dei ragazzi più fragili. Grazie al sostegno del procuratore della Repubblica Carlo Mazzeo e alla visione riformatrice dell’allora ministro della Giustizia Michele De Pietro, la proprietà venne destinata a diventare un centro pubblico di rieducazione minorile, anticipando lo spirito della riforma del 1956.

Il 1° maggio 1954 l’istituto aprì ufficialmente le sue porte, divenendo rapidamente un modello nazionale. Negli anni successivi si ampliarono funzioni ed edifici: nacquero l’Istituto di osservazione (1955), la Casa di rieducazione (1956), la sezione di custodia preventiva e, nel 1981, la “Prigione-scuola”, struttura moderna pensata per coniugare detenzione e formazione. Nel decennio successivo fu costruito il secondo padiglione. La chiusura arrivò nel 2007, mentre alcuni spazi furono assegnati ad associazioni e ai Vigili del fuoco. Oggi, dopo una profonda opera di ristrutturazione, l’Ipm torna finalmente operativo.

La dedica della struttura a Enrica Fuortes racconta una storia di amore e coraggio: l’Ipm “entrava nella storia, nella vita di ogni ragazzo e la faceva sua; si poneva domande, rifletteva su come affrontare e superare i problemi di ognuno di loro e delle loro famiglie; si preoccupava di loro come se fossero figli suoi”. Nata in una famiglia nobile, Enrica Fuortes rinunciò ai privilegi per dedicarsi a poveri, emarginati e tossicodipendenti. Nel Natale del 1980 fondò la prima Casa-famiglia e, nel 1982, il primo Centro di accoglienza per le dipendenze. Morì per una sieropositività contratta durante il servizio.

Nel 1998 ricevette la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria perché “con grande spirito umanitario e incurante del rischio personale dedicava l’esistenza al servizio gratuito dei poveri, degli emarginati e dei tossicodipendenti. Splendido esempio di solidarietà, di altruismo e di generosità”.

L’Ipm ha una capienza regolamentare di 27 posti maschili e si sviluppa su due piani completamente riqualificati. Gli ambienti comprendono:
• aree esterne e un campo da calcio in allestimento;
• aule didattiche moderne;
• laboratori, refettorio, cucina, sala per il culto;
• aree colloqui e videochiamate;
• due sezioni detentive da 12 e 15 posti, infermeria e uffici.

Le camere singole, luminose e dotate di bagno interno, garantiscono privacy e percorsi individualizzati. Le sale di socialità offrono spazi ricreativi, con tavoli, ping-pong e televisione. Non sono presenti celle di isolamento.

L’apertura dell’Ipm di Lecce rappresenta un tassello della strategia nazionale per ridistribuire i minori detenuti, riducendo sovraffollamento e trasferimenti lontani dalle famiglie. La sua intitolazione a Enrica Fuortes restituisce senso e direzione: un luogo che vuole essere non solo custodia, ma educazione, dignità e possibilità.