Mascherine prodotte in carcere Bonafede e Arcuri firmano protocollo

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Quattrocentomila mascherine protettive al giorno, tre stabilimenti produttivi in altrettante sedi penitenziarie, 320 detenuti al lavoro, otto macchinari tecnologicamente avanzati. Sono i numeri del progetto #Ricuciamo per la produzione industriale di mascherine protettive realizzato in partnership fra il Commissario straordinario di governo per l’emergenza Covid-19 e il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Progetto che oggi ha trovato formale consacrazione con la firma dell’accordo di collaborazione sottoscritto dal Guardasigilli Alfonso Bonafede e dal Commissario Domenico Arcuri.

La produzione servirà a soddisfare prioritariamente il fabbisogno di dispositivi protettivi in dotazione al personale che opera negli istituti penitenziari su tutto il territorio nazionale e ai detenuti in base alle indicazioni delle autorità sanitarie. Inoltre, consentirà di mettere a disposizione della Protezione Civile l’abbondante parte residua per essere distribuita alle altre amministrazioni impegnate a fronteggiare l’emergenza sanitaria.

“Il lavoro rappresenta la strada maestra del percorso rieducativo dei detenuti, un percorso di cui beneficia l’intera collettività. Il progetto che oggi firmiamo nasce dalla sinergia virtuosa con il commissario Arcuri: i detenuti, producendo le mascherine, fanno qualcosa di utile per la società, in un momento in cui la società sta vivendo un problema enorme come l’emergenza Coronavirus”. Con queste parole il ministro Bonafede ha spiegato il senso del progetto.

Per il Commissario Arcuri il protocollo costituisce “un bellissimo progetto d’inclusione sociale. L’emergenza diventa così un’opportunità per la popolazione carceraria: i detenuti, infatti, oltre a produrre mascherine per chi vive e lavora nelle carceri produrranno dispositivi che verranno distribuiti ai cittadini”.
Le macchine sono state acquistate in Cina dalla struttura del Commissario Straordinario e concesse a titolo gratuito all’Amministrazione Penitenziaria. Saranno installate nei tre stabilimenti industriali individuati dal Dap: quattro nell’istituto di Milano Bollate, due in quello di Salerno e due nel Polo di Roma Rebibbia presso il Servizio di Approvvigionamento e Distribuzione Armamento e Vestiario (SEDAV).

Su ciascuna macchina si alterneranno 40 detenuti, distribuiti in quattro turni da sei ore ciascuno: sono stati selezionati in base alle competenze personali e alle attitudini professionali maturate; saranno formati all’utilizzo dei macchinari e regolarmente contrattualizzati e retribuiti, con mercedi a carico dell’Amministrazione Penitenziaria.