Riforma Giustizia, le voci della società civile per il Si

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Alle 12.18 di oggi è arrivato il via libera definitivo del Senato alla riforma costituzionale della giustizia. I senatori di Palazzo Madama hanno approvato il testo con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti. Si tratta della quarta e ultima lettura conforme, secondo le previsioni dell’articolo 138 della Costituzione. In vista del referendum popolare confermativo, che dovrebbe tenersi tra marzo e aprile del 2026, l’associazionismo e gli esponenti della società civile hanno dichiarato la propria soddisfazione per l’approvazione del disegno di legge costituzionale e hanno annunciato il sostegno alla campagna referendaria per il Si alla riforma della Giustizia.

Il network di oltre cento associazioni cattoliche “Ditelo sui tetti” ha annunciato la nascita dei comitati a sostegno del Sì. “Ci saranno comitati civici a sostenere la riforma della Giustizia – spiega il portavoce del network in una nota – perché il voto definitivo apre la strada al referendum confermativo e segna l’occasione per una giustizia responsabile che applichi e non crei la legge”. L’avvocato Domenico Menorello, portavoce, sottolinea che “troppe volte una parte della magistratura si è caratterizzata per una evidente matrice ideologica, pretendendo di sostituire il Parlamento specie su quei delicati temi dell’antropologia naturale che richiedono ascolto, memoria dei principi costituzionali e paziente composizione delle opinioni. – e, ha concluso –  si tratta di una svolta epocale per il futuro dell’Italia”.

Il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, Francesco Petrelli, ha confermato il sostegno alla riforma della Giustizia e ha ricordato come l’Ucpi “ha sostenuto con determinazione la necessità di questo intervento legislativo, volto a garantire una giustizia realmente imparziale e a restituire piena indipendenza e autorevolezza alla magistratura”, perché, sottolinea in una nota,  “la separazione delle carriere non è un atto contro qualcuno, ma un passo avanti verso uno Stato di diritto più equilibrato, nel quale ciascun potere eserciti la propria funzione nel rispetto delle garanzie e delle libertà individuali e costituzionali”. Petrelli ricorda le tappe di questa che è quasi una battaglia identitaria: “Siamo scesi nelle strade e nelle piazze nel 2017 per spiegare ai cittadini l’importanza di una riforma per una giustizia più giusta, nell’interesse del cittadino e della democrazia liberale, raccogliendo oltre 72.000 firme per presentare in Parlamento il disegno di legge di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. Da quella mobilitazione, nata dal basso e sostenuta con convinzione da tutta l’avvocatura penalista, – prosegue il presidente dell’Ucpi – ha preso avvio un percorso lungo e coerente che oggi trova il suo compimento. Ora si apre l’ultima e più importante fase: il referendum confermativo popolare, nel quale il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi su questa riforma. Sarà il momento della verità e della partecipazione civile”. E concludendo ha confermato che “le Camere Penali si mobiliteranno in tutto il Paese per sostenere con forza le ragioni del “Sì”, per una giustizia più giusta, per un processo più equo e per una magistratura finalmente libera dal correntismo, autonoma di fronte alla politica e autorevole davanti al cittadino”.

 Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di impostare “un dibattito pubblico che possa svolgersi in chiave tecnica, entrando nel merito della riforma, ma allo stesso tempo rendendola comprensibile. Ricordiamo sempre che il referendum, che si terrà nella prossima primavera, sarà confermativo dunque senza quorum. Abbiamo il dovere di informare i cittadini, in modo puntuale, perché saranno loro e non i partiti a decidere se questa è una buona riforma”.

L’Associazione Italiana Giovani Avvocati ha espresso l’intenzione di farsi parte attiva e di rendersi disponibile a iniziative di informazione e divulgazione, con l’obiettivo di far conoscere i contenuti del testo senza condizionare l’elettorato, ma favorendo un confronto basato su elementi giuridici. “In vista del prossimo referendum – afferma il presidente AIGA, Carlo Foglieni – abbiamo elaborato un Manifesto in undici punti a favore del sì, con l’obiettivo di promuovere un dibattito tecnico, non politico, chiarendo le ragioni della nostra posizione”. AIGA conferma che  nel periodo di campagna referendaria promuoverà momenti di approfondimento rivolti ai cittadini. Per AIGA il testo licenziato dal Parlamento mantiene l’unità della giurisdizione e non incide sull’autonomia e indipendenza dei magistrati, che vengono anzi riaffermate sul piano costituzionale. “La riforma – per Foglieni – conferma l’unicità dell’organo giudiziario e ribadisce l’autonomia dei magistrati”, quindi – continua l’avvocato Fogliani – “siamo di fronte a un cambiamento di rilievo nel sistema giudiziario italiano, che valorizza le norme sulla giurisdizione in linea con i principi costituzionali. Distinguere sul piano ordinamentale tra giudicante e requirente è funzionale a garantire il pieno contraddittorio e la terzietà del giudice, rafforzando l’imparzialità quale presupposto naturale dell’equità del giudizio”.

La Fondazione Luigi Einaudi ha costituito il Comitato “SìSepara”, che – in vista del referendum che si terrà nel 2026 – sosterrà il Sì alla riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati. Su proposta del presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, è stato nominato presidente del Comitato l’avvocato Gian Domenico Caiazza, noto penalista e già presidente dell’Unione Camere Penali italiane. “Sono lieto di presiedere il Comitato SìSepara promosso dalla Fondazione Einaudi”, afferma Caiazza, “ci attende un compito molto impegnativo: contribuire ad informare i cittadini sui reali contenuti della riforma, contro la costante opera di mistificazione e disinformazione promossa con scientifica determinazione dai sostenitori del No. Il prestigio e la ricchezza umana e professionale dei componenti del nostro
Comitato renderà questa impresa meno ardua”. Fanno parte del Comitato: Gian Domenico Caiazza (Presidente), Giuseppe Benedetto, Massimiliano Annetta, Alessandro Barbano, Pierluigi Battista, Andrea Bitetto, Luigi Bobbio, Giammarco Brenelli, Andrea Cangini, Carlo Alberto Carnevale Maffè, Anna Paola Concia, Andrea Davola, Ugo De Flaviis, Alessandro De Nicola, Raffaele Della Valle, Antonio Di Pietro, Vincenzo Emanuele, Camillo Piero Falasca, Flavia Fratello, Nicola Galati, Ernesto Galli della Loggia, Ivan Grieco, Matteo Hallissey, Michele Magno, Tiziana Maiolo, Alberto Marchetti, Roberto Marvasi, Ludovico Mazzarolli, Valter Militi, Angela Maria Odescalchi, Vincenzo Palumbo, Emanuela Pistoia, Riccardo Puglisi, Andrea Pruiti Ciarello (Tesoriere), Enrico Testa, Piero Tony, Enrico Trantino, Dario Valmori, Claudio Velardi, Sofia
Ventura, Nicolò Zanon.

L’economista Fabio Verna, in occasione della presentazione del Comitato Nazionale per il sì al referendum sulla giustizia, ha così commentato la riforma della Giustizia approvata il 30 ottobre: “La separazione delle carriere porterà anche un vantaggio di natura economica, in quanto favorirà una riduzione dei tempi processuali: infatti, in questo sistema malato per commistione, spesso i Giudici preferiscono far arrivare i processi in prescrizione, piuttosto che smentire i loro colleghi pubblici ministeri”. Attraverso la riforma – è stato sottolineato – “l’Italia si è adeguata allo spirito dei Padri Costituenti, conferma lo spirito democratico della Costituzione Repubblicana, eliminando attraverso la separazione delle carriere una distorsione che si era creata, attribuendo potere politico a delle istituzioni che da esso devono essere indipendenti e ridando prestigio alla magistratura giudicante, la cui funzione verrà esaltata all’attuazione della riforma”.