Riusare per rinascere:
il lavoro come baluardo
contro la recidiva

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Il carcere non è una discarica di rifiuti umani dove poter ammassare gli “ultimi” della società e sbarazzarsi di loro come inutili, ingombranti e sgraditi. Ad arginare la sempre incombente pervasività di quest’idea soccorre il precetto costituzionale che impone l’obbligo giuridico, prima ancora che civile e sociale, di fare in modo che le pene tendano alla rieducazione del condannato. Non a caso, i dati ci mostrano come il rischio di recidiva si abbatta notevolmente se il detenuto trova un nuovo lavoro.

E così, in un incredibile gioco di parole e assonanze, se per i rifiuti industriali si deve prevedere la possibilità di un riuso e riciclo, al pari si pone la necessità della valorizzazione del percorso rieducativo dei detenuti per una loro ricollocazione sociale, attraverso la formazione e l’apprendimento al riutilizzo e recupero di quelle materie contenute nei prodotti industriali destinati a essere buttati via: le cosiddette materie prime seconde.

I limiti dell’economia lineare, quella dell’usa e getta, e le sue conseguenze possono essere superati dal modello di un’economia circolare che si appropri della cultura del riutilizzo dello scarto industriale. Il valore economico delle materie prime utilizzate che possono rinascere a una nuova vita, tra cui metalli preziosi quali oro e argento, è stimato intorno ai 21 miliardi di euro annui e incrocia evidentemente la possibilità di creazione di nuovi posti di lavoro anche attraverso il trattamento rieducativo penitenziario.

Sono questi gli assi portanti del Protocollo Operativo stipulato ieri, presso il Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Bari, tra il Provveditore regionale Carmelo Cantone, il Direttore della Casa Circondariale di Bari Valeria Pirè, i due Magnifici Rettori, Antonio Felice Uricchio per l’Università degli Studi di Bari e Eugenio Di Sciascio per il Politecnico di Bari, e l’amministratore delegato della Glob Eco Srl Angelo Messina.

Secondo Cantone: “Si tratta di un progetto concreto e articolato, con il prezioso sostegno dei due poli universitari baresi, che prevede la creazione di un laboratorio allestito all’interno della Casa Circondariale di Bari che consentirà la formazione professionale dei detenuti finalizzata all’apprendimento delle teorie e delle tecniche necessarie per lo smontaggio guidato di materiali secondari”.

Il progetto, che prenderà concretamente avvio a settembre una volta ultimata la procedura di allestimento dello spazio dedicato alle attività laboratoriali, nella fase iniziale vedrà il coinvolgimento di 10 detenuti, mentre a regime costituirà una fondamentale articolazione lavorativa della Casa Circondariale di Bari.

La firma del protocollo è stata inoltre l’occasione per lanciare sul tavolo negoziale, da parte dei rappresentanti universitari, l’ambiziosa e futuribile creazione di un Polo Didattico Penitenziario.

Giuseppe Abbatepaolo è referente per la comunicazione del PRAP Puglia e Basilicata