Salone della Giustizia, dialogo sul Femminicidio

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La giornata conclusiva del Salone della Giustizia ha visto un dibattito sulla violenza di genere nel panel “Femminicidio: le soluzioni”, moderato dalla giornalista di ius101.it, Elisa Garfagna.

Nel dibattito sono intervenuti Roberto Massucci, questore di Roma, Adolfo Angelosanto, comandante del reparto operativo Carabinieri Roma, Francesco Menditto, già procuratore di Tivoli, Teresa Manente, responsabile nazionale Differenza donna, e Rosella Scalone, presidente Save the Woman, con un videomessaggio.

Tutti gli invitati hanno insistito sull’importanza di un cambiamento culturale e di una nuova grammatica nella relazione uomo-donna. Il questore di Roma Massucci ha posto l’accento sul fattore umano: “La gentilezza è un qualcosa che va oltre l’affettività, perchè si accorge delle persone”, e ha sottolineato l’importanza di denunciare gli episodi di violenza.

Angelosanto si è concentrato sulla necessità di formare gli operatori: “Il fattore fondamentale è la componente umana, grande lavoro affinché il personale sia adeguatamente formato e abbia capacità di ascolto nei confronti delle vittime – ha detto il comandante; tra il maresciallo dei Carabinieri e la donna vittima deve crearsi un rapporto di fiducia”.

Il magistrato Francesco Menditto ha parlato del provvedimento sul femminicidio come di uno strumento molto prezioso: “Per la prima volta entra nel codice penale la parola donna, viene punita l’uccisione della donna in quanto donna”. Ha inoltre ribadito come la stretta sinergia tra i procuratori della Repubblica e le forze di polizia, la leale collaborazione e lo scambio continuo, permettono di fare rete con tutti i soggetti del territorio.

Teresa Manente ha detto che serve “modificare la cultura millenaria che pretende il ruolo delle donne come sottoposte all’interno della famiglia”. La responsabile nazionale di Differenza donna ha parlato anche di prevenzione: “Per prevenire il femminicidio bisogna attuare le leggi, formare gli operatori che incontrano le donne vittime di violenza, finanziare i centri anti-violenza”.

Nel videomessaggio Rosella Scalone, presidente di Save the Woman, ha spiegato come funziona il Chatbot “Non posso parlare” ideato dall’associazione per contattare i centri anti violenza. Strumento discreto che dà informazione e supporto alle donne attraverso un sistema anonimo.

Tutti gli ospiti hanno affermato la necessità di un rapporto e un dialogo costante con le scuole e il mondo giovanile per intercettare i segnali di criticità, puntando sulla formazione.