San Vittore riabbraccia Carmine De Rosa
10 Febbraio 2025
Sono passati 508 giorni da quel terribile 21 settembre 2023, quando non esitò un solo istante a lanciarsi dalla finestra di un bagno dell’ospedale milanese San Paolo per inseguire un detenuto che stava fuggendo. In quel momento Carmine De Rosa, 28 anni, agente di Polizia Penitenziaria della Casa circondariale “Francesco Di Cataldo” di Milano San Vittore, si limitò a seguire il suo istinto e un senso del dovere che andava ben oltre i compiti istituzionali.
Aveva visto il detenuto fuggire saltando su un’aiuola, così, scavalcata la finestra, si è lanciato all’inseguimento, cadendo però in un’intercapedine. Un volo di almeno dieci metri, a testa in giù, che gli è costato fratture alla colonna vertebrale e alla testa, con emorragia e contusioni cerebrali. Ha lottato tra la vita e la morte per settimane.
Dopo diversi interventi chirurgici e quattro mesi di ricovero, una lunga e complessa riabilitazione lo ha restituito all’affetto della sua famiglia. “I miei ricordi si fermano al pomeriggio di quel giorno”, racconta Carmine. “Rammento che mi aspettava il turno di notte, poi più nulla. Le prime immagini risalgono al mio risveglio e sono i volti dei miei familiari”.
Nel dicembre scorso ha ricevuto il “Premio Italia Giovane” alla Luiss Business School di Roma. Oggi, finalmente, è tornato fra i suoi colleghi del reparto di Polizia Penitenziaria di Milano San Vittore per riprendere il suo lavoro. E loro lo hanno degnamente festeggiato e avvolto in un caloroso abbraccio, vergando su una pergamena il loro più sentito bentornato: “È emozionante vederti rientrare in servizio dopo il periodo difficile che hai affrontato. La tua forza e determinazione sono un esempio per tutti noi. Come Agente di Polizia Penitenziaria, il tuo impegno è fondamentale e il tuo ritorno rappresenta un nuovo inizio pieno di energia e opportunità. È un onore averti di nuovo nella famiglia di San Vittore, dove l’unione e lo spirito di squadra ci rendono più forti. Siamo orgogliosi di te!”.

“Un’accoglienza che mi ha emozionato fino alle lacrime”, ammette Carmine. “Ringrazio tutti per l’affetto e il calore di oggi, ma anche per la vicinanza durante la malattia. Anche i moltissimi messaggi che mi incoraggiavano a non mollare, alcuni inviati da sconosciuti, mi sono stati di grande aiuto nei periodi più critici”.
Carmine ha avuto un’idoneità parziale alla ripresa del lavoro pertanto i primi tempi i suoi compiti saranno più limitati. “Ma l’importante è essere tornato al lavoro. Diciassette mesi di inattività e senza i miei colleghi sono stati forse la prova più grande, mi sembrava di impazzire”.
E conclude: “Molti mi chiedono se, alla luce di quanto ho dovuto affrontare, mi getterei di nuovo all’inseguimento del detenuto. Anche se questo non rientra tra i compiti istituzionali, io ho avvertito come tale il mio gesto. Perciò la risposta è: sì, lo rifarei”.