Scomparso il giudice Morello, relatore del caso Tortora

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Si è spento ieri, 9 ottobre 2025, il magistrato Michele Morello.

Nella sua lunga carriera è pretore, giudice del tribunale e consigliere di corte d’appello a Napoli, infine procuratore generale a Campobasso. Come consigliere della corte d’appello di Napoli, è relatore della sentenza che il 15 settembre 1986, a tre anni dall’arresto, assolve Enzo Tortora.

Il magistrato napoletano analizza gli atti del processo e riesce a districare il groviglio delle dichiarazioni di alcuni pentiti della Nuova camorra organizzata, che accusano il conduttore televisivo. La moglie dell’anchorman, Francesca Scopelliti, ricorda quando Tortora ascolta il processo in diretta su Radio Radicale, mentre si trova agli arresti domiciliari. “Prima che la Corte si ritirasse per deliberare. Enzo disse la famosa frase: ‘Io sono innocente, spero lo siate anche voi'”.

Lo stesso Morello racconta a Gianni Minoli, in un’intervista a La storia siamo noi, come ebbe a ricostruire “il processo in ordine cronologico e ci rendemmo conto che queste dichiarazioni arrivavano in maniera un po’ sospetta. […] Andammo a caccia di altri riscontri in Appello, facemmo circa un centinaio di accertamenti. Di alcuni non trovammo riscontri, di altri trovammo addirittura riscontri a favore dell’imputato. Anche i giudici, del resto, soffrono di simpatie e antipatie…”.

Quando nel 1987 la Cassazione rende definitiva la sentenza d’assoluzione di Tortora, il magistrato napoletano rilascia una dichiarazione: “Abbiamo condannato chi andava condannato e abbiamo assolto chi andava assolto”. Per queste parole, ricorda nel corso di un evento del 2022 suo figlio Tullio, a sua volta magistrato e consigliere del Csm, viene aperto un procedimento contro Morello per violazione del segreto della camera di consiglio, che però si estingue in seguito per prescrizione.

Nel novembre 2023, al giudice Morello è consegnato il premio internazionale Nassiriya per la pace, perché, “senza enfasi mediatiche, con la forza della sua cultura giuridica e la pace della sua coscienza, studiò le carte processuali, riportando la vicenda giudiziaria sui binari della verità e mettendo fine ad uno dei più clamorosi casi di malagiustizia verificatisi in Italia”.

Il nome di Michele Morello è ricordato nella memoria collettiva come esempio di rettitudine e onestà intellettuale, infatti nella sua visione “la verità non va mai nascosta; non bisogna mai pensare di poter danneggiare o favorire qualcuno, se c’è da affermare la verità – afferma nel marzo del 2024 alla presentazione di un libro della moglie di Enzo Tortora – e la verità, nel libero convincimento, può anche portarti a diventare scomodo”.