Regina Coeli: scrivere in carcere, una scelta di libertà

Scrivere in carcere, una scelta di libertà
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

“Il Bivio” era il tema della terza edizione del concorso per poesie e racconti brevi “Liberi di scrivere”, riservato ai detenuti di Regina Coeli, promosso dal magistrato di sorveglianza Alessandro Giordano e curato dal cappellano dell’istituto  padre Vittorio Trani e dalla professoressa Francesca Forcina. Premiati stamane nella sala teatro del carcere romano i tre vincitori, Leonardo S.B, Vittorio R. e Renato S., nel corso di una manifestazione a cui sono intervenuti, tra gli altri, il sottosegretario di Stato alla Giustizia Andrea Ostellari, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Giovanni Russo, la presidente del tribunale di sorveglianza di Roma Marina Finiti e il provveditore regionale del DAP Giacinto Siciliano. Una menzione speciale è stata assegnata a Julian. P. detenuto di origine romena, autore di una poesia in italiano, mentre Emma Scornajenghi ha vinto il premio riservato agli studenti del liceo romano Pilo Albertelli, per la prima volta quest’anno coinvolto nel progetto.

L’iniziativa, fin dalla sua nascita, ha inteso promuovere l’arte e la cultura in carcere come strumenti di crescita per chi ha sbagliato e vuole reinserirsi nella società come una persona migliore e più consapevole. “Persona da rimettere al centro dei nostri interventi”, ha sottolineato il sottosegretario Ostellari che ha ringraziato tutti quanti, nel mondo penitenziario, concorrono all’attuazione del mandato istituzionale.

“La complessità della vita presenta continui bivi”, ha detto il capo dipartimento Russo rivolgendosi in particolar modo agli studenti presenti. “Le scelte vanno affrontate con senso di responsabilità, chiedendosi quali saranno le loro conseguenze per chi le compie e per la comunità”.

“Il tema scelto quest’anno”, ha spiegato Alessandro Giordano, “non è stato semplice da trattare in quanto evocativo per i giovani di scelte da fare, per i ristretti di strade abbandonate e di prospettive future”. Non a caso, come sottolineato da Viviana Langher, docente di psicologia cinica all’Università Sapienza, l’associazione di parole più ricorrente nei testi è stata “sbagliato-paura-perdere” anche se “si riscontra spesso anche il termine ‘immobile’ nel senso non solo di stasi ma anche di pausa di riflessione. “La scrittura è il mezzo espressivo per eccellenza – ha aggiunto Alessandro Giordano – Riesce ad abbattere barriere interne ed esterne, consente al detenuto di costruire una nuova narrazione della propria storia e di riconquistare la propria voce”.

I testi dei vincitori sono stati letti dall’attrice Antonella Attili, mentre la soprano Tania Di Giorgio ha interpretato brani di Ennio Morricone, Paolo Tosti e, in conclusione, la struggente Ave Maria di William Gomez.