Secondigliano, la storia di riscatto di un ex detenuto. Quando la cultura vale la Pena
6 Luglio 2026
“Se fossi un detenuto, vorrei un libro per volar via, oltre le mura del carcere”, ha scritto Peppe Lanzetta, attore, drammaturgo e regista napoletano. Una frase che trova pieno riscontro nella storia di F.G., detenuto della casa circondariale Pasquale Mandato di Secondigliano, che, grazie allo studio e alla passione per i libri, ha saputo trasformare la detenzione in rinascita.
Undici anni trascorsi in cella. Nel frattempo la partecipazione al laboratorio di scrittura giornalistica Parole in Libertà, che gli ha permesso di confrontarsi con altri detenuti e riscoprire il valore della parola. Una laurea triennale in Lettere conseguita grazie al polo universitario penitenziario dell’Università degli studi di Napoli Federico II.
“Lo studio non cancella il passato, ma consente di costruire un futuro diverso” riporta il Mattino. “Ogni libro letto, ogni esame superato rappresenta un passo verso la riconquista della propria volontà”.
Da uomo libero, F.G. ha lasciato la sua cella ma non ha abbandonato l’amore per la cultura. Oggi è un operatore al Museo di Pitagora a Crotone e si prepara a discutere la tesi di laurea magistrale in Filologia. “La fiducia ricevuta è stata una responsabilità ancora prima che un’opportunità – si legge ancora sul quotidiano di Napoli -, continuerò a restituire, attraverso il mio impegno, ciò che tanti hanno scelto di investire in me”.
La sua è una storia di riscatto ma soprattutto di conferme. È la dimostrazione empirica di come istruzione, lettura e scrittura possano rappresentare non solo un’evasione simbolica dalla mura del carcere ma anche un’opportunità reale di reinserimento sociale e lavorativo. Il suo percorso é la prova tangibile di ciò che accade quando si attuano i principi dell’ordinamento penitenziario, rispettando la dignità della persona e offrendo la possibilità di un ritorno in società.
Oggi F.G. lavora in un museo sorto in luogo degradato come a ricordare che le persone e i luoghi possono avere seconde possibilità. Il museo Pitagora, infatti, è gestito dalla cooperativa sociale Jobel che da anni concilia inclusione sociale e cultura, collaborando attivamente con la casa circondariale di Crotone.
Non è l’unico ex detenuto a lavorare al Parco di Pitagora, anche G.B., dopo la detenzione, è diventato il custode del Museo. Stessa storia di collaborazioni e fiducia. La vita di G.B., grazie agli studenti del liceo Pitagora di Crotone, è diventata un cartone animato. Il cartoon che racconta in quattro tempi il reato, l’arresto, la vita in prigione e infine il riscatto ha vinto il Premio Europa nell’ambito del progetto “A scuola di Open Coesione”.
“Jobel significa corno di montone, quello con cui si annunciava la Pasqua. Per noi significa anche l’annuncio di un nuovo percorso per far sì che le persone si riapproprino delle loro vite”, si legge sul sito della cooperativa.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in visita al carcere di Secondigliano si è complimentato per la dedizione e l’impegno profuso nelle varie attività trattamentali. In quell’occasione disse: “Imparare un lavoro in carcere è importante e altrettanto importante, e noi stiamo operando in questo senso, è poter trovare il lavoro quando si esce dal carcere, un’occupazione stabile e gratuita”
Nordio a Secondigliano: “Imparare un lavoro in carcere è importante”