Sedata rivolta a Pisa, il ruolo dei Corpi speciali della Polizia penitenziaria
1 Ottobre 2026
Per riportare l’ordine nella Casa circondariale di Pisa dopo i disordini scoppiati nella serata di mercoledì 30 settembre 2026, è stato decisivo il ruolo di coordinamento della neocostituita Direzione Generale delle Specialità del Corpo di Polizia Penitenziaria, attraverso l’invio dei negoziatori, di tre squadre del Gruppo di Intervento Operativo, giunte per l’intervento con un aereo militare della Guardia di Finanza, unitamente alle due squadre del Piano Operativo Regionale.
“La situazione critica è stata perfettamente fronteggiata dalla Polizia Penitenziaria – ha dichiarato Stefano Carmine De Michele, capo del DAP -. Le squadre di intervento sono giunte sul posto, ma non è stato necessario ricorrere alla forza grazie alla straordinaria professionalità dei Negoziatori del Corpo che hanno ottenuto l’apertura del reparto da parte dei rivoltosi”.
Il Reparto di Polizia Penitenziaria di Pisa, insieme al Nucleo Investigativo Regionale, ha proceduto all’arresto di quattro promotori dei disordini e attualmente sta effettuando gli approfondimenti per il deferimento all’Autorità giudiziaria dei numerosi detenuti che hanno partecipato alla rivolta e rendendosi protagonisti di gravi condotte di danneggiamento.
“I capi della rivolta sono stati tratti in arresto e assicurati alla Giustizia” ha concluso De Michele.
“Complimenti alla Polizia Penitenziaria per aver sedato la rivolta di Pisa senza ricorrere all’uso della forza – ha dichiarato Alberto Balboni – sottosegretario alla Giustizia – attraverso la professionalità dei Negoziatori del Corpo che sono riusciti a placare i rivoltosi. Sul posto erano pronti anche gli uomini del Gruppo di intervento operativo (GIO), reparto specializzato nelle rivolte in carcere istituito da Andrea Delmastro Delle Vedove”.
“Voglio ringraziare gli agenti del carcere di Pisa e il Nucleo investigativo regionale – ha aggiunto Balboni – per l’arresto e il trasferimento dei quattro promotori della rivolta trasmessa sui social. Gli inibitori telefonici si confermano fondamentali per evitare che i detenuti comunichino con l’esterno, per questo dopo il carcere di Secondigliano, procederemo con l’installazione negli altri istituti penitenziari”.