Lecce, sentenza per il caso dei francobolli contraffatti in carcere
28 Settembre 2020
La storia del celeberrimo Gronchi Rosa, il più famoso francobollo italiano, che ha oggi raggiunto quotazioni astronomiche, deve aver in qualche modo solleticato la vivace fantasia di alcuni detenuti del carcere di Lecce che, circa due anni fa, si sono adoperati nel contraffare alcuni valori bollati da utilizzare per l’invio delle lettere.
Se però nel caso del francobollo commemorativo del 1961, emesso in occasione del viaggio in Sudamerica dell’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, si era trattato di un errore del disegnatore nel riportare i reali confini del Perù, la vicenda occorsa presso l’istituto penitenziario pugliese ha da subito assunto i tratti eclatanti della cronaca per violazione delle norme del codice penale.
La vicenda ha origine nel 2018 a seguito della segnalazione effettuata dagli operatori di polizia addetti allo smistamento della corrispondenza che individuavano cinque missive su cui erano apposti francobolli da 0,95 centesimi di dubbia qualità, privi di filigrana e verosimilmente contraffatti.
Altri francobolli, presumibilmente falsi, venivano rinvenuti a seguito di perquisizione presso la sezione di assegnazione dei due detenuti autori delle lettere incriminate, francobolli e missive venivano sottoposti a sequestro penale, sentito il pubblico ministero.
Gli investigatori sono andati oltre e hanno ipotizzato che i valori falsificati potessero essere realizzati proprio all’interno della struttura penitenziaria, nel laboratorio editoriale in cui uno dei due detenuti “affrancatori” lavorava a fini trattamentali e rieducativi.
“Siccome ogni cosa può diventare in breve tempo da virtuosa a viziosa – dichiara Rita Monica Russo, direttrice del carcere salentino – se usata in maniera inappropriata, un detenuto, date le evidenze, si sarebbe riscoperto falsario”.
E così, beffardamente, W. M. il recluso impegnato nel laboratorio editoriale dell’istituto (all’interno della struttura si realizzano stampe su magliette, cartoline e altri manufatti), ha pensato bene di “utilizzare” per i propri interessi illeciti la strumentazione e le conoscenze acquisite.
Il reo, che pochi giorni fa ha patteggiato la pena di 12 mesi di reclusione per il reato di spendita e falsificazione di valori di bollo, non si era semplicemente limitato a contraffare i valori bollati ma aveva messo in piedi insieme ad altri detenuti un commercio interno basato sul baratto dei francobolli con altri beni di scambio, quali sigarette e caffè.
Per gli altri “complici”, accusati a loro volta di ricettazione e spendita di valori contraffatti, la data del processo è prevista per il prossimo febbraio.
Nella foto di copertina il celebre francobollo ‘Gronchi rosa’ emesso dall’Italia il 3 aprile 1961