Si è insediato il nuovo
capo del DAP Bernardo
Petralia

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Si è insediato questa mattina, nella sede di largo Luigi Daga, il nuovo capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Bernardo Petralia. Accolto dal picchetto d’onore della Polizia Penitenziaria e accompagnato dal suo vice Roberto Tartaglia e dal direttore generale della Formazione Riccardo Turrini Vita, Petralia ha salutato il reparto schierato, il personale presente e si è quindi diretto nel suo ufficio al terzo piano.

Siciliano, 67 anni, magistrato ordinario e fino a qualche giorno fa procuratore generale presso la Corte di Appello di Reggio Calabria, è stato nominato al vertice del DAP dal Consiglio dei Ministri che si è riunito sabato scorso e che ha approvato la proposta del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

Bernardo ‘Dino’ Petralia entra in magistratura nel 1980 e per lui arriva subito una significativa esperienza alla procura di Trapani, al fianco di Gian Giacomo Ciaccio Montalto, magistrato ucciso dalla mafia nel 1983. È stato giudice a Marsala, dove ha celebrato i primi processi su Cosa nostra col nuovo rito e nel 1996 diventa uno dei più giovani procuratori, a Sciacca, nell’Agrigentino, dove si ferma per un decennio. Nel 2006 diventa consigliere del Csm entrando a far parte della prima, della quinta e della settima Commissione. Nel 2010 rientra a Marsala ricoprendo il ruolo di sostituto procuratore.

Tre anni dopo sbarca a Palermo come procuratore aggiunto, dove, tra l’altro, diventa coordinatore del pool sui reati contro la Pubblica Amministrazione e guida il gruppo di lavoro che si occupa di ricalcolare il cosiddetto “cumulo” per boss di Cosa nostra di primo piano come, tra gli altri, Bernardo Provenzano. Nel 2017 ricopre il ruolo di procuratore generale a Reggio Calabria dove si occupa di ‘Ndrangheta e continua a lavorare sull’applicazione delle nuove norme sul sequestro dei beni.

Nella sua carriera, Dino Petralia ha svolto anche il ruolo di docente per la Polizia Penitenziaria alla Scuola di formazione e aggiornamento di San Pietro Clarenza e ha fatto parte del gruppo di lavoro sul riordino delle spese di intercettazione del Ministero della Giustizia.