Siena: CellaMusica, il rock che unisce detenuti e comunità esterna

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Il primo pezzo è stata una cover, “Zombie”, dei “Cranberries”, nata per voce femminile, ma interpretata da un detenuto. Lo ricorda Giancarlo Battista, assistente capo coordinatore della polizia penitenziaria del carcere di Siena, che risponde a Laura Valdesi per La Nazione del 6 gennaio 2026. L’agente racconta che, nell’istituto penitenziario, un laboratorio musicale per le persone ristrette ha dato vita a un gruppo rock in cui agenti e detenuti suonano insieme.
Si chiama CellaMusica, un nome ideato dallo stesso Battista, che, da addetto alla sorveglianza del corso, all’interno del carcere, ne ha poi seguito le lezioni. Dal confronto con Maria Iosè Massafra, educatrice della Casa Circondariale Santo Spirito, e con Valentina Moffa, operatrice dell’istituto penitenziario e batterista, è nata l’idea di creare una vera e propria band musicale. Un secondo membro della polizia penitenziaria, Francesco Petteruti, si è unito successivamente, seguendo il gruppo anche all’esterno. E al primo, piccolo, nucleo di detenuti se ne sono aggiunti altri.
Dal 2022, anno della costituzione dell’originale ensemble, unico nel panorama nazionale, CellaMusica si è fatto notare in diverse occasioni, inizialmente negli spettacoli realizzati all’interno del carcere e offerti alla comunità esterna, poi nelle esibizioni fuori dall’istituto. “La forza dell’iniziativa sta in questo: loro sono dentro, ma la musica esce”, racconta Sara Ceccarelli, coordinatrice del laboratorio per i detenuti dal 2023, che, nella band, suona il flauto.

L’attività trattamentale della musica in carcere, progetto continuativo dell’istituto penitenziario di Siena, introdotto, nel 2021, per consentire a chi è privato della libertà di esprimere le proprie abilità e il proprio talento, si è trasformata in un’esperienza artistica di rilievo, che ha visto il gruppo protagonista di eventi culturali significativi.
Il laboratorio è stato organizzato, sin dall’inizio, grazie alla collaborazione dell’associazione laLut, centro di ricerca e produzione teatrale, coordinato da Ugogiulio Lurini. Come racconta a gNews Massafra, responsabile dell’area trattamentale dell’istituto penitenziario, il corso “veniva condotto inizialmente da Tommaso Taurisano – chitarrista e maestro di musica – e coinvolgeva circa dieci-dodici detenuti, tutti appartenenti al circuito di media sicurezza”. Tra i componenti originari della band, oltre a Giancarlo Battista, alla chitarra elettrica, e a Valentina Moffa, alla batteria, c’erano Adrian, al basso, e Daniel, voce e tastierista della band.
Come ci spiega ancora Massafra, essendo un complesso rappresentato prevalentemente da persone recluse, la band ha visto cambiare spesso i suoi componenti, trattandosi di persone ristrette in una casa circondariale, dunque con un ricambio frequente dei detenuti. Attualmente il gruppo conta undici elementi, tra operatori e volontari penitenziari, professionisti del settore musicale, detenuti ed ex detenuti. Nonostante il carattere fluido della composizione del gruppo, ogni elemento ha il proprio ruolo, vantando specifiche competenze ed esperienze.

Il progetto si è evoluto nell’iniziativa InnocentEvasione, promossa da Lurini, e sostenuta dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, organizzazione no-profit, che nel 2024 ha finanziato la campagna di raccolta fondi, sviluppata anche grazie all’intervento di FeelCrowd. Per questa attività l’ente filantropico ha elargito mille euro e, grazie ad un elevato numero di donatori, la raccolta ha consentito di arrivare a seimila. Con quanto ricavato dalla “colletta” si è proceduto a finanziare la produzione di un disco, composto dalle composizioni del gruppo, nonché la promozione dello stesso.
L’incisione, di livello tecnico elevato, così da permetterne la diffusione oltre i confini locali, è avvenuta presso il teatro del carcere e in una sala professionale di registrazione, il Gorilla Punch Studio di Damiano Magliozzi.
A un certo punto del progetto, all’ensemble si è unito un musicista della rock band italo-inglese Silver Horses, Andrea Castelli, il quale ha fornito un importante contributo nel coordinamento del gruppo e nella realizzazione del cd.

Oggi l’attività di CellaMusica si sviluppa attraverso due percorsi paralleli: “un doppio binario”, spiega l’educatrice, “quello interno, con i detenuti che non possono ancora accedere a misure alternative o premiali, che provano e si esibiscono nel teatro dell’istituto, e quello esterno, composto dagli ex detenuti, attualmente in misura alternativa, che provano e si esibiscono negli eventi esterni”.
Il progetto poggia sul potere inclusivo della musica. “Il mio lavoro comporta il far rispettare le regole nel carcere. Però, quando si entra in teatro, si azzera tutto. Siamo molte persone che condividono la stessa passione, la musica”, spiega, ancora, Giancarlo Battista a Laura Valdesi. E il sogno che accomuna i partecipanti del gruppo è “arrivare, magari, dal Santo Spirito a Sanremo”, dichiara.
Il comandante del carcere, Marco Innocenti, responsabile della sicurezza e della polizia penitenziaria, dichiara a gNews come “tutte le attività trattamentali trovino il loro fondamento nell’equilibrio con la questione custodiale, garantita dalla costante presenza, professionalità e dedizione degli agenti; è proprio grazie a tale impegno, volto a mantenere ordine e rispetto delle regole, che progetti come CellaMusica possono svilupparsi in un contesto protetto, capace di coniugare osmoticamente sicurezza e rieducazione”.

Il repertorio comprende sia cover – brani rock o rielaborati in chiave rock – che canzoni originali. Tra le composizioni create dalla band, un ruolo particolare riveste C’è la musica, una sorta di inno del gruppo. “Racconta la nostra storia, le emozioni”, dichiara l’agente alla giornalista. “L’ha scritta e musicata mio fratello, che suona più strumenti”, continua Battista.
Tra le prime performance di CellaMusica, la diretta radiofonica dalla Casa Circondariale di Siena, nell’ottobre 2022, in occasione della sesta edizione di Metamorfosi, rassegna promossa da laLut e incentrata sul teatro sociale, parte del festival “Siena città aperta”. Erano gli esordi di una carriera ininterrotta.
Il 2025 è stato un anno particolarmente significativo per il gruppo. Tra gli altri eventi, la sua performance, il 13 aprile 2025, in seno alla quinta edizione di Cento canti per Siena, che ha visto anche la partecipazione dei detenuti della Casa di Reclusione di San Gimignano.  In occasione della maratona di lettura integrale e popolare della Commedia di Dante, organizzata presso il Complesso Museale di Santa Maria della Scala, Lurini ha proposto alla rockband di esibirsi in uno spettacolo.

Fuori si prova alla Corte dei Miracoli, associazione che accoglie progetti del territorio in campo artistico, culturale e sociale. Da alcuni mesi partecipa alle attività esterne anche Ernesto Luongo, uno dei vocalist del gruppo, ex detenuto, libero dall’11 luglio scorso, con esperienza in ambito teatrale. “È stato come rinascere, un nuovo battesimo”, racconta a Laura Valdesi a proposito dell’esibizione del gruppo, il 12 novembre 2025, al Teatro della Pergola di Firenze, dove, per la prima volta, CellaMusica ha presentato dal vivo la performance musicale InnocentEvasione. Il debutto è avvenuto in occasione della giornata inaugurale dell’undicesima edizione della rassegna nazionale di teatro in carcere “Destini Incrociati”.
Pensando alla sua partecipazione al laboratorio di musica all’interno del penitenziario, Luongo fa riferimento alla ricerca di un benessere compromesso dallo stato di detenzione: “avevo bisogno di scaricare le energie negative che ti riempiono stando in carcere”, riconosce. Un’esperienza salutare, ma portata avanti con difficoltà. “Riuscire a gestire, da detenuto, un rapporto con una figura della polizia penitenziaria, ma anche di un volontario che viene da fuori…non sai come comportarti, non conosci i limiti”, ammette.
È la musica, anche per Luongo, ad abbattere le barriere tra detenuti, personale penitenziario, e professionisti esterni: il complesso musicale, per lui, è “come un mosaico fatto di pezzi diversi, che insieme formano qualcosa di unico”. Il punto di partenza è sempre il carcere, le storie e le emozioni di chi vive la detenzione proiettandosi oltre le sbarre. “Ora sono uscito io, domani altri; magari io lascerò il posto ad altri ancora. Il cuore dei CellaMusica è lì. Noi siamo il megafono”, conclude Luongo.

CellaMusica rappresenta un esempio perfettamente riuscito di collaborazione fra istituzioni e comunità esterna, rendendo concreta l’opera di riabilitazione dei detenuti.
All’interno del carcere il progetto ha trovato sempre un clima favorevole, e il sostegno di tutto il  personale. Il direttore dell’istituto penitenziario, Graziano Pujia, ricorda come il progetto abbia preso il via prima del suo insediamento, e sottolinea di aver voluto fortemente incoraggiare i partecipanti del gruppo a continuare a sognare.
La musica, l’arte, ancora una volta, consentono di creare una breccia nelle mura, fisiche e mentali, del carcere. “Sono attività che aiutano a recuperare un rapporto con la normalità”, sottolinea Massafra, il funzionario giuridico pedagogico che segue il progetto sin dalla sua ideazione. “È un aspetto importante, perché oltre a scontare la pena, possono utilizzare questo tempo per imparare cose nuove, in vista del reinserimento nella società”, conclude.