Sinergie tra dentro e fuori, ecco il “modello Venezia”
26 Aprile 2025
Santa Maria Maggiore fa jackpot. Un detenuto, un educatore e due poliziotti del penitenziario veneziano vincono il premio San Marco 2025. Il riconoscimento, consegnato ieri a palazzo Ducale, premia l’intero istituto. L’asso nella manica? La capacità di fare rete, dentro e fuori le mura del carcere. Ne parliamo con il direttore Enrico Farina.
Direttore, qual è il segreto di Santa Maria Maggiore?
“Sicuramente una sinergia quotidiana tra polizia penitenziaria e educatori; solo così si può affrontare con efficacia la complessità di una popolazione detenuta variegata. Si è più capaci di distinguere le persone ristrette davvero disponibili a intraprendere un percorso di reinserimento sociale, da chi non ha ancora maturato questa consapevolezza. Con l’attività osservativa e trattamentale si possono costruire percorsi individualizzati, adeguati alle condizioni personali e giuridiche di ciascun detenuto”.
Quanto è importante la “spinta” esterna del territorio?
“È essenziale. Venezia si è dimostrata nel tempo aperta e accogliente verso il carcere, offrendo opportunità concrete di impegno e partecipazione, sia all’interno dell’istituto che all’esterno, grazie a una rete di collaborazioni istituzionali e sociali. Cito, tra le opportunità lavorative dentro Santa Maria Maggiore, il Cup (Centro unico prenotazioni), il laboratorio di serigrafia e quello di pelletteria; fuori, la collaborazione con la Biennale di Venezia, Veritas, strutture ricettive e cooperative edilizie e altre realtà del territorio”.
Parliamo dei premiati partendo da Ferdinando Ciardiello, capo area educativa dell’istituto.
“La sua azione ha significativamente contribuito a rinnovare le dinamiche trattamentali. È riuscito a rafforzare i rapporti con il territorio e a promuovere una progettualità educativa integrata, coerente con i principi della Costituzione e dell’ordinamento penitenziario. Andrà via il 1° maggio, ma il suo operato ha inciso in modo positivo sulla qualità della vita detentiva e sul senso di responsabilità dei detenuti coinvolti nei percorsi rieducativi”.
C’è anche Matteo Buriollo, detenuto nella casa circondariale.
“È stato il primo ad essere impiegato in attività esterna nell’ambito del protocollo siglato con la Biennale di Venezia. È stato scelto per la serietà, la responsabilità e le capacità relazionali dimostrate sul luogo di lavoro. Il riconoscimento della Biennale è stato per lui motivo di profonda emozione e consapevolezza del valore rieducativo del percorso intrapreso”.
Infine, i due assistenti capo coordinatori della polizia penitenziaria, Rosario Piletto e Alessandro Serra.
“In realtà il premio è stato conferito all’intera flotta navale, che loro rappresentano. Il 18 gennaio scorso, durante un servizio di trasporto per cambio di piantonamento, sono intervenuti per salvare una persona in evidente stato di ipotermia nelle acque del Canal Grande. Determinanti sono stati anche l’assistente Giovanni Nicosia e l’agente scelto Francesco Di Fuccia, anche loro in servizio a Santa Maria Maggiore. Un’azione apprezzata dalla comunità locale e rilanciata dalla stampa, che si è distinta per prontezza operativa, professionalità e senso civico”.
Si sente soddisfatto di questa sorta di “modello Venezia”?
“Non posso che sentirmi orgoglioso di questo riconoscimento, e ringrazio per l’eccellente lavoro che svolgono il personale della penitenziaria e quello del comparto funzioni centrali. Ogni giorno, con senso del dovere e professionalità, ciascuno affronta la complessità del contesto penitenziario, contribuendo a costruire un sistema capace di tutelare la sicurezza, ma anche di offrire occasioni concrete di riscatto”.