Sisto: “Il carcere è casa nostra: dentro o fuori i diritti sono uguali”

Sisto (foto Repubblica)
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“E’ necessario che ciascuno, nel proprio ambito, faccia del carcere una testimonianza di civiltà”. A dirlo è il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, intervenuto al convegno ‘Lo stato generale dell’esecuzione penale. Anatomia di un disastro. Analisi e proposte’, organizzato dall’Unione delle Camere penali italiane presso il Grand Hotel Adriatico di Firenze.

In tema di sovraffollamento carcerario, il Viceministro ha ricordato l’importante investimento di 900 milioni di euro per il Piano di edilizia penitenziaria che ha permesso di recuperare, a oggi, 700 posti detentivi, tra manutenzione e interventi strutturali. Per quanto riguarda le risorse umane, ha poi sottolineato l’imponente piano assunzionale che ha riguardato gli agenti di Polizia penitenziaria.

Il convegno, i cui lavori sono stati introdotti dal Presidente dell’Ucpi, Francesco Petrelli, si è sviluppato i cinque sessioni, alle quali hanno partecipato, fra gli altri, Mauro Palma, già Garante nazionale per le persone private della libertà, il deputato Roberto Giachetti, i professori Glauco Giostra, Gian Luigi Gatta e Oliviero Mazza.

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“Il sovraffollamento delle carceri – ha precisato Sisto- non deriva dall’introduzione di nuovi reati o dall’inasprimento delle pene. Si tratta di un problema atavico e il nesso di causalità è molto ridotto. Abbiamo tante misure alternative, lo stesso articolo 27 della Costituzione parla di pene, quindi il carcere non dovrebbe essere l’unica soluzione. Necessitiamo – ha aggiunto – di un gioco di squadra: il problema non può essere risolto solamente da una norma, ma ogni professionista del settore dovrebbe contribuire a risolverlo”.

Sisto ha poi ricordato la sua contrarietà ad amnistia e indulto: “Si corre il rischio di essere diseducativi. Ben venga, invece, la liberazione anticipata e meditata perché lo Stato ha l’obbligo di garantire percorsi trattamentali, ma il detenuto deve saperli accettare”.

“Le uniche cose da evitare al detenuto – ha voluto sottolineare il Viceministro – sono lo sdegno e la depressione. Lo sdegno, che deriva da un ambiente non dignitoso e che può portare alla rivolta; la depressione, invece, arriva quando non vedi la fiammella in fondo al tunnel, quando non hai prospettive future”.

E a questo proposito, nel sottolineare la grande importanza e l’impegno che direttori e provveditori riversano nella costruzione di percorsi trattamentali, Sisto ha ricordato la sua recente esperienza alla Giudecca, la casa di reclusione femminile veneziana, dove le detenute hanno confezionato gli abiti con cui hanno poi sfilato in passerella e che saranno venduti nell’atelier ‘Banco-Lotto n°10’. Al Viceministro le ‘detenute modelle’ hanno anche regalato la prima toga confezionata nella loro sartoria: é con attività del genere che “il carcere diventa più dignitoso”, ha detto.

In conclusione del suo intervento, Sisto ha espresso la propria gratitudine alle Camere penali “perché risolvere un problema diventa più facile quando se ne discute” e, consapevole della “espressione forte” ha concluso, rivolgendosi alla platea: “Dobbiamo capire che i nostri diritti non sono differenti fra il dentro e il fuori. Il carcere è casa nostra”.