Sisto: “Nell’IA la deontologia viene prima della normativa”

Francesco Paolo Sisto - Vice Ministro
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

“Dal momento in cui ci si accosta al tema dell’intelligenza artificiale, l’articolo 102 della Costituzione ci ricorda che le sentenze sono scritte dai giudici e i giudici non sono artificiali ma assolutamente naturali”. Così il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto al convegno ‘Intelligenza artificiale agentica e attività investigativa: verso un modello pubblico integrato di gestione delle intercettazioni’. L’evento si è svolto questa mattina a Roma, presso la sala del Refettorio del palazzo San Macuto.

Secondo il viceministro, all’inarrestabile sviluppo dell’IA bisogna porre delle condizioni non soltanto normative ma soprattutto deontologiche. Il rischio, altrimenti, è quello di una standardizzazione verso l’alto della prestazione lavorativa, soprattutto nell’ambito del processo civile che è diventato essenzialmente scritto e privo di umanizzazione.

“Un approccio etico a questi temi è fondamentale: non si può prescindere dal fatto che ciascuno di noi debba avere la misura, la dignità, la capacità, l’intelligenza e il rispetto dei ruoli. Vale per i magistrati, per gli avvocati e per ciascuno di noi”. E ancora: “Si corre il rischio di pensare che, avendo un prompt intelligente o rivolgendo una domanda corretta all’AI e riversando i dati nel calderone del pensiero ripetitivo, sia possibile avere la stesura di una memoria o di una istanza”. Pericolo, questo, che per Sisto “Potrebbe essere arginato dal ritorno all’antico principio dell’oralità, un ritorno alla presenza fisica di giudici e avvocati nelle aule, soprattutto durante la fase finale del processo”.

In tema di intelligenza artificiale e indagini preliminari, il Viceministro ha sottolineato che gli strumenti tecnologici possono essere un valido aiuto per garantire una migliore capacità di accesso agli elementi di prova. Si è detto però “Terrorizzato” dall’ipotesi che “una prova si possa costruire artificialmente”.

E se da un lato l’intelligenza artificiale ha un grosso “pregio – difetto”, che è quello di non cambiare mai idea, dall’altro, dice il Viceministro, si ha “l’intuizione umana, quale sublimazione della conoscenza, che molto spesso si è rivelata una strategia vincente nella risoluzione dei processi e che non può rischiare di essere intaccata da alcune forme di IA”.