Stefania, Daniela e Rosanna, voci della Festa lontano dal palco
9 Luglio 2019
Lunedì, piazza del Popolo ore 17. I turisti che da via del Corso si avventurano verso Piazzale Flaminio restano perplessi per il palco allestito alla loro sinistra. “Celebration” spiega in un inglese stentato un ragazzo rispondendo a una domanda di una coppia di americani sudati fino all’inverosimile ma inguaribilmente curiosi. I due, ricevuta l’informazione, allungano il passo per guadagnare più in fretta una zona d’ombra. E’ il solleone il grande protagonista della festa per il 202° anno della Polizia Penitenziaria. Una palla di fuoco che stabilisce le zone off limits della piazza e che disegna sui sampietrini roventi occasionali sagome di ombra, oasi insperate per turisti, genitori, parenti e amici degli agenti, autorità e giornalisti.
Tra coloro che non possono evitare il rischio-insolazione c’è Stefania. A lei e ai suoi colleghi che controllano i varchi d’accesso a Piazza del Popolo, è affidato il compito di garantire la sicurezza. Nonostante la temperatura è animata da fresco entusiasmo: “Finalmente è stata organizzata una cosa in grande – dice -. Ero presente anche alle feste precedenti ma quasi sempre si svolgevano al chiuso e in posti più piccoli. Stavolta invece è stata scelta una grande piazza al centro di Roma così tutti potranno vedere e conoscere la Polizia Penitenziaria”. “Noi non siamo qui per rappresentanza ma perché ci crediamo – aggiunge – Siamo del GOM, Gruppo Operativo Mobile, e molto motivati. Sappiamo che questa piazza potrebbe essere un obiettivo sensibile e per questo è ancora più importante impegnarci per assicurare l’ordine pubblico”.
Qualche metro più in là, in prima fila dietro le transenne al centro della piazza, Daniela e Rosanna piazzano lo scatto vincente per conquistare la visuale migliore. “Che cosa non si farebbe per il proprio figlio – sospira la prima, mamma di Marco – sopportiamo il caldo e nulla ci spaventa perché quella di ammirare il proprio figlio in uniforme è una sensazione meravigliosa”. “Non ci aspettavamo un palcoscenico del genere – rivela papà Felice – Si vede che si è voluto dare un rilievo davvero importante”. “Una cosa da brividi” fa eco Rosanna, mamma di Giancarlo. “E il 31 saremo di nuovo a Roma per il giuramento”.
Per ora Marco e Giancarlo sono fermi alla fine di via del Corso nel gruppo degli allievi del 175° corso della scuola di formazione “Giovanni Falcone”, ragazze e ragazzi che hanno passato gli ultimi giorni a provare e riprovare marce e movimenti che tra poco mostreranno. Sanno di avere gli occhi dell’Italia addosso, per via della diretta televisiva, sanno che verranno visti dai futuri colleghi già impegnati nei penitenziari e dai parenti presenti in piazza oppure collegati su Rai3 o sui canali social della Polizia Penitenziaria. Provano a vincere la tensione del momento, si incoraggiano con degli “Hip hip urrà” urlati a squarciagola, dedicati alla loro compagnia ma in realtà rivolti a chi si trova a fianco e, in sostanza, a loro stessi.
C’è chi sorride e chi si chiude in un silenzio meditabondo. C’è chi si abbraccia, chi dà e riceve una pacca sulle spalle, chi scatta qualche selfie per immortalare un momento che resterà indelebile. Sfileranno davanti alle massime istituzioni, ascolteranno il messaggio del Presidente della Repubblica, qualcuno teme di sbagliare un passo o un movimento. I comandanti tengono alta la tensione ma allo stesso tempo hanno parole di incoraggiamento per i più giovani. Incrociando i loro sguardi il senso di appartenenza al Corpo e la voglia di trasmettere la loro esperienza agli allievi emerge in modo nitido. Anche per chi ha qualche anno di servizio in più sulle spalle questa visibilità, questa attenzione per il lavoro svolto è una forma di riscatto dopo anni in cui l’attività della Polizia Penitenziaria è passata sotto traccia, data per scontata se non addirittura bistrattata.
Sono passate le 18,20: allievi agenti e uomini della Banda della Polizia Penitenziaria sono al centro della scena. Le parole dello speaker accompagnano lo sviluppo della cerimonia, scandiscono i nomi delle autorità e cadenzano entrate e uscite nella passerella sul tappeto blu disteso sotto il palco. Quando viene annunciato l’ingresso della bandiera si animano perfino le campane della chiesa di Santa Maria del Popolo, custode di due capolavori di Caravaggio. Rintocchi di storia proiettati sul futuro. Passando per un presente che regala addirittura una sensazione di sollievo quando, poco dopo l’arrivo del premier Giuseppe Conte, nubi fugaci disinnescano, ma solo per pochi istanti, il fuoco amico di un sole implacabile.