“Su Sissy le luci non si spegneranno”

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Maria Teresa Trovato Mazza, la giovane agente penitenziaria da tutti conosciuta come Sissy, ci ha lasciati domenica. La sua è stata una lunga battaglia tra la vita e la morte dopo che due anni fa era stata trovata priva di sensi in un ascensore dell’Ospedale civile di Venezia, gravemente ferita alla testa da un colpo di arma da fuoco esploso in circostanze ancora oscure, che l’aveva ridotta in stato vegetativo irreversibile.

Il ministro Alfonso Bonafede, poco dopo aver saputo della notizia, ha chiamato il padre di Sissy, Salvatore, per esprimere “vicinanza e sostegno” in un momento così doloroso garantendo “il massimo impegno per fare finalmente chiarezza” su quanto accaduto quel 1° novembre 2016. A proposito del sequestro del corpo della ragazza per l’autopsia, il ministro Bonafede ha spiegato ai familiari di Sissy che si tratta di un atto dovuto in casi come questi, utile ai fini dell’accertamento della verità.

I familiari di Sissy, incontrati dal Guardasigilli a via Arenula lo scorso 6 novembre, in tutto questo tempo hanno continuato a lottare chiedendo verità e giustizia. Già durante quell’incontro il ministro Bonafede aveva garantito l’impegno dello “Stato a non abbandonare chi lo ha servito e a non avere paura di accertare tutta la verità, a tutela della credibilità delle istituzioni”.

La speranza adesso è che dall’autopsia e dai risultati delle indagini disposte nella proroga concessa dal gip di Venezia, in particolare sull’esame delle celle telefoniche, possano emergere nuovi indizi decisivi per ricostruire il quadro di una vicenda ancora poco chiara.