Suor Emma Zordan: “Il carcere la mia missione, do e ricevo attenzione”

Il Presidente Sergio Mattarella consegna l'onorificenza di Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana a Suor Emma Zordan, conferita motu propri (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)
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Come una mamma che va a trovare i suoi figli. Così suor Emma Zordan, 84 anni, definisce la sensazione che la accompagna ogni venerdì, quando entra a Rebibbia per incontrare i detenuti. Ultimamente in quel giorno della settimana le capitano dei funerali a cui non può mancare: “impegni che mi impediscono di andare in carcere. Sacrifico il mio piacere. Mi aspettano, si preoccupano se non vado. Si è creato un feeling, un’empatia che descriverla non è possibile”, dice a gNews.

Suor Emma ha insegnato lettere nelle scuole ed è volontaria da 12 anni nel penitenziario romano. È conosciuta dentro le mura per i suoi corsi di scrittura creativa, oltre che per essere una ‘corriera’ di tutte le cose che è possibile portare in un carcere. È sorpresa per aver ricevuto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’onoreficenza dell’Ordine al merito. “Sono emozionata perché lavoro nella semplicità, come tanti”, prosegue.

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La religiosa ha finora pubblicato 10 libri che raccolgono le testimonianze dei reclusi. L’ultimo, Oltre il reato la persona, edito da Il Levante, è uscito a metà febbraio. “La prima cosa che ho fatto è ascoltarli, perché non avevo altri strumenti”, sottolinea Suor Emma. Poi, l’idea di rendere partecipe anche la comunità fuori dal carcere di pensieri ed emozioni dei detenuti. “Mettere questi libri in archivio non serve a nulla; devo esportare questa realtà, ho pensato. Una realtà che va conosciuta e ha tanti pregiudizi, come li avevo io”.

Il carcere è la dimensione fisica della vocazione di Suor Emma. Mentre racconta, si percepisce l’attaccamento materno alle persone recluse. “Dai detenuti ho ricevuto attenzione, quella che tutti vorremmo”, sottolinea. Ed è pronta a rivendicare i diritti dei reclusi. “Nei libri – prosegue – mi sono costretta a non mettere il nome per esteso, solo la sigla, quando loro firmano una liberatoria, e quindi vogliono che gli venga attribuito”.

Non c’è una ricetta a portata di mano per le croniche criticità dei penitenziari. Ma anche per la religiosa è essenziale puntare sulla formazione: “bisogna cercare di fare corsi professionalizzanti di modo che, quando escono, possano mostrare le loro competenze. Se non hanno prospettive nè una famiglia, certamente tornano a delinquere”. La recidiva, dice suor Emma, non è un problema per i reclusi che hanno frequentato il laboratorio di scrittura creativa: “posso dirlo con orgoglio, non con superbia. Le persone vanno seguite e accompagnate”.

 

Credit foto: Quirinale