Teramo, detenuti in pellegrinaggio alla Scala santa di Campli

FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Ventotto gradini di legno d’ulivo. Una scala che questa mattina 19 persone detenute del carcere di Teramo, in permesso premio, percorrono al santuario di Campli. Uomini e donne in pellegrinaggio e in ascesa, verso un cambiamento possibile. Secondo la tradizione, attraversando questo luogo suggestivo, risalente al ‘700 e finemente affrescato, si ottiene l’indulgenza. In cima, la cappella Sancta Sanctorum.

L’iniziativa, coordinata dalla direttrice della casa circondariale Lucia Avantaggiato, è il culmine del progetto “Il Giubileo spiegato ai detenuti: dal perdono alla Speranza”. Un percorso a cui hanno aderito 60 detenuti del circuito di media sicurezza a trattamento intensificato. Tra marzo e aprile, le persone ristrette si sono ritrovate nella cappella del penitenziario per riflettere, insieme a diversi esperti, sul Giubileo della speranza voluto da Papa Francesco e su temi religiosi.

I detenuti di Teramo nell’ambito del percorso all’interno del carcere “Il Giubileo spiegato ai detenuti: dal perdono alla Speranza”.

Tutto è cominciato il 12 marzo con l’accensione della lampada giubilare, consegnata tramite i cappellani a ogni istituto penitenziario. Durante il primo incontro, le donne del laboratorio di sartoria del carcere di Teramo hanno consegnato 10 drappi arredo a don Lorenzo, sacerdote del santuario della Divina misericordia di Pescara.

Le donne che lavorano nel laboratorio di sartoria della casa circondariale di Teramo donano dei drappi, realizzati da loro, al santuario di Pescara.

Le detenute e i detenuti in pellegrinaggio oggi sono accompagnati dal professor Nicolino Farina, esperto della Scala Santa, per approfondire gli aspetti storico-artistici del luogo. Poi il pranzo al sacco al convento benedettino di San Pietro, offerto dalla comunità di Campli e dai volontari della casa circondariale; alle 17, dopo la Messa, il rientro in istituto.

“La persona detenuta non è solo il reato commesso; ha anche tante altre positive risorse”, commenta la direttrice Avantaggiato. “Il carcere – prosegue – può essere una seria opportunità di cambiamento nel bene, se con vera libertà si percorre un cammino di speranza, con l’aiuto di tutti e di ciascuno, senza facili etichettamenti e sterili pre-giudizi. Il primo requisito per realizzare il cambiamento è crederci!”.