Trattamento detenuti: più lavoro esterno e imprese che assumono

Relazione sull'amministrazione della giustizia 2025 - copertina articolo
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Lavoro, istruzione, sport e teatro sono attività essenziali per il trattamento delle persone detenute su cui prosegue l’impegno del Ministero, nonostante le croniche criticità dell’universo penitenziario. “Imparare un lavoro in carcere è importante, e altrettanto importante – e noi stiamo operando in questo senso – è poter trovare il lavoro quando si esce dal carcere”, ha detto il guardasigilli Carlo Nordio durante la sua ultima visita al carcere di Secondigliano. Di fatto tracciando una direzione precisa di intervento.

Alcuni risultati positivi emergono dalla Relazione sull’amministrazione della giustizia per il 2025. A partire dal lavoro all’esterno, che registra un aumento del 15% rispetto al 2023. L’obiettivo è rendere la percentuale comparabile a quella del lavoro alle dipendenze dell’Amministrazione, che resta stabile al primo posto per livello di occupazione: 18.004 su 21.354 detenuti impegnati in attività lavorative. Particolare è il dato delle lavoratrici ristrette: esse rappresentano il 44% del totale delle recluse, 1.222 su 2.747. La percentuale supera quella degli uomini (33,5% del totale).

Carceri, in Lombardia la prima rete di sportelli lavoro

Si amplia la platea di aziende pronte a offrire lavoro alle persone recluse, grazie ai benefici e agli sgravi fiscali previsti dalla legge Smuraglia. La relazione, infatti, registra un aumento del 38% di nuove imprese beneficiarie. Per l’annualità 2025 le richieste di accesso ai benefici autorizzate sono state 708, per previste assunzioni di 2.781 detenuti. Una tendenza in crescita che è anche stimolata dai diversi protocolli siglati con grandi gruppi come WeBuildFS. Sul fronte dell’inclusione attiva dei detenuti è attiva l’Azione AMA DE: nell’agosto 2025 il Ministero ha ammesso a finanziamento 180 progetti di Regioni e Prap in 120 penitenziari, per un totale di 72 milioni di Euro.

Per quanto riguarda la scuola in carcere, è del novembre 2023 il rinnovo del protocollo d’intesa con il ministero dell’Istruzione e del Merito. Nell’anno scolastico 2024/2025 sono 19.391 le persone detenute coinvolte in percorsi di istruzione di primo livello (scuola primaria e certificazione linguistica), con oltre 3mila promossi, e di scuola secondaria, con oltre 4.700 promossi. Non solo scuole, ma anche università, grazie alla presenza dei Poli universitari penitenziari: in 47 istituti sono attivi 437 corsi di laurea. Dal 2019 al 2025, gli studenti e le studentesse sono più che raddoppiati, e a laurearsi nell’ultimo anno accademico sono stati in 55.

 

Studiare in carcere, crescono i detenuti che frequentano l’Università

 

Prosegue l’opera di incentivazione delle attività teatrali in carcere, con specifici finanziamenti e iniziative per valorizzare le esperienze delle compagnie ormai strutturalmente presenti nei penitenziari. Il 2025 è stato l’anno dell’istituzione del Fondo per la promozione e il sostegno delle attività teatrali in carcere, che garantisce 500mila euro di risorse annuali fino al 2027. Quest’anno le risorse hanno permesso di sostenere 43 progettualità, con finanziamenti diretti ai Provveditorati regionali.

Lo sport in carcere rappresenta un altro fronte di intervento del Ministero, diventato strutturale con il protocollo sottoscritto nell’aprile 2024 tra i ministri della Giustizia Nordio e per lo Sport e i giovani Abodi. Incoraggianti sono i risultati del progetto “Sport di tutti – Carceri”: sono 46 i progetti di formazione sportiva finanziati e attivi nel 2025, con l’erogazione di un contributo massimo di 20mila euro a progetto.