Tutto il judo di Stefano Pressello, una vita sul tatami

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Nel ’98 Stefano Pressello è stato uno dei primi judoka delle Fiamme Azzurre: nasceva allora, per la passione e la competenza del Maestro Roberto Tamanti, quella che sarebbe diventata una scuola, una squadra capace di vincere per quattro stagioni consecutive – dal 2005 al 2008 – il tricolore.

Dopo sette anni nel gruppo sportivo, Stefano ha dovuto lasciare l’agonismo assoluto: a 35 di età è obbligatorio passare nella categoria master e per l’atleta romano è iniziata un’altra vita, fino a diventare uno dei ‘veterani’ più vincenti nei 90kg, quest’anno oro europeo e mondiale della sua categoria. In uno sport che è la sua vita da oltre quarant’anni: “Ho iniziato a sei anni – ricorda Pressello – poi ho maturato tante esperienze: tecnicamente il mio mentore è stato Luciano Di Palma, azzurro ai Giochi Olimpici di Monaco 1972. E anche il periodo passato nelle Fiamme Azzurre è stato bellissimo e stimolante: ho messo a frutto tutto quello che avevo imparato per trasmetterlo agli altri”.

Negli anni Stefano ha ampliato le competenze, fino a diventare istruttore di MGA, il Metodo Globale di Autodifesa che è pane quotidiano per i corpi di polizia in tutto il mondo: “Si tratta di un ibrido – spiega – con tecniche di diverse arti marziali: di percussione dal karate, di pressione dal judo, leve articolari dal Ju Jutsu e poi proiezioni, schivate, parate. La nostra scuola è all’avanguardia: qualche anno fa siamo arrivati in finale con la Romania nel Campionato Europeo dei Corpi di Polizia in Croazia, ma in prospettiva dovremmo dare maggiore attenzione alle fasi di lotta a terra, come fanno ora le polizie di Paesi come gli Stati Uniti, Israele, Germania o Francia. Le aggressioni che i colleghi subiscono negli istituti sono quotidiane e, nella realtà, il 90% dei combattimenti finiscono a terra: curare queste tecniche servirebbe anche a salvaguardare gli arti inferiori dagli attacchi con le armi da taglio, che sono diventati sempre più frequenti”. E aggiunge: “Sarebbe anche utile che non ci si limitasse a fornire le tecniche di base agli allievi agenti durante il corso di formazione o gli aggiornamenti periodici nelle scuole e negli istituti. La Polizia Penitenziaria svolge tutti i giorni un lavoro durissimo e stressante, l’allenamento continuo e programmato nell’autodifesa aiuterebbe di certo a sentirsi più sicuri: una confidenza che migliorerebbe l’approccio operativo sotto il profilo fisico e mentale”.

Stefano Pressello esulta per l'oro europeo di Las Palmas
Stefano Pressello esulta per l’oro europeo di Las Palmas

Di certo Pressello – ora cintura nera, 5° Dan – ha continuato ad allenarsi e a frequentare le palestre: pratica il Ju Jutsu brasiliano (è stato campione europeo anche qui) e insegna judo ai ragazzini, affascinati da un’arte marziale che da oltre un secolo si è diffusa in tutto il mondo grazie alle tecniche codificate per lo sport dal Maestro dei Maestri, il giapponese Jigoro Kano. Anche le competizioni master, Europei e Mondiali, sono rassegne ufficiali condotte sotto l’egida della federazione continentale (EJU) e di quella internazionale (IJF). “In Italia, quando ho iniziato, – ricorda – era una pratica quasi clandestina e ammantata di pregiudizi, mentre all’estero era una cosa serissima. Ora invece abbiamo visto quanto siano competitivi i tornei internazionali: più che alle due medaglie d’oro conquistate quest’anno all’Europeo di Las Palmas e al Mondiale di Marrakech, sono legato al bronzo iridato di Amsterdam 2015, visto che lì a vincere era stato Mark Huizinga, un pezzo di storia per l’intero sport olandese”.

Per il campione romano il 2019 è stato un anno trionfale, anche grazie all’oro conquistato nella tappa di Lille della Coppa del Mondo master, sempre disputato nell’ambito di un circuito IJF: “Per continuare a 50 anni ci vuole passione, amore potrei dire, e senso della sfida: uso il judo perché mi diverto, ma anche per dimostrare, soprattutto a me stesso, quello che posso ancora fare”.