Webinar per presentare Teams: la Giustizia ai tempi del Coronavirus

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Si è tenuta una “riunione virtuale” organizzata dal Ministero della Giustizia che ha registrato la presenza di circa duemila partecipanti e che si è svolta grazie al loro collegamento contemporaneo da remoto. La formula adottata è quella che risponde al nome di “webinar”, un neologismo che nasce dalla fusione dei termini, in lingua inglese, web e seminar. Si tratta dunque di un “seminario in rete” che il Ministero ha organizzato per la presentazione della piattaforma Teams, progettata da Microsoft.

L’evento, in questa seduta rivolto ai magistrati ordinari, ma che viste le molte richieste verrà replicato anche per la magistratura onoraria e per il personale amministrativo, è stato introdotto dal capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, Barbara Fabbrini, che ha ringraziato innanzitutto per il lavoro realizzato dalla Direzione generale dei sistemi informativi automatizzati (Dgsia), dal suo direttore Alessandra Cataldi e da tutto il personale tecnico che sta presidiando il territorio, anche in un momento in cui, a causa del diffondersi del Coronavirus, sarebbe meglio stare a casa. Questo per far sì che i sistemi informatici, Teams compreso, possano essere resi efficienti e utilizzabili da tutti gli uffici giudiziari.

“Sono contenta, anche se in un momento tragico, di dare l’avvio a questo webinar – ha esordito Fabbrini -. Una possibilità destinata a tutti voi colleghi che in questo momento sul territorio state cercando di dare vita a una nuova forma di attività da remoto, che si tratti di riunioni, attivazione di udienze o consigli giudiziari”. La piattaforma Teams unisce le funzionalità di comunicazione in tempo reale, erogate da Skype, e la collaborazione sui documenti che oramai da molti anni è garantita da Sharepoint, piattaforma cloud presente sui data-center di varie organizzazioni, mettendo assieme collaborazione, documentazione e, attraverso Whatsapp, la possibilità di creare gruppi di conversazione persistenti o altri che abbiano interessi specifici in comune.

La sicurezza e la conformità normativa di tutte queste modalità sono garantite dal Ministero della Giustizia attraverso la Dgsia. Si potrebbe definire uno strumento che aiuta a lavorare meglio, con risultati veloci perché consente meccanismi di collaborazione, di trasferimento di conoscenza, di messa a fattor comune di buone pratiche.

In un tempo in cui l’ordinario diventa straordinario, “il Ministero della Giustizia – spiega Fabbrini – sta cercando di supportare in vario modo tutto il personale, da quello amministrativo ai magistrati per attività che devono compiersi nonostante l’emergenza sanitaria”. Il capo del Dog, prima di lasciare la parola ai tecnici che avrebbero spiegato nel dettaglio lo strumento, ha voluto ricordare quando il Ministero della Giustizia si è aperto nel 2014 alla possibilità che il processo civile si svolgesse in maniera totalmente telematica: “Questo ci fa dire che non solo siamo stati dei visionari, Dgsia e noi magistrati, ma dobbiamo continuare ad esserlo, ancora di più oggi. Se siamo qui collegati oggi, più di duemila magistrati italiani, per capire le potenzialità e come si deve usare lo strumento per fare riunioni e udienze, e se oggi ci poniamo il problema di come andare avanti con l’utilizzo di strumenti per il lavoro da remoto – ha concluso Fabbrini – allora credo che questo sia un passo avanti notevole e che dovremo, una volta superata l’emergenza, valutarlo in maniera positiva”.