Una targa ricorda l’ufficio di Giovanni Falcone al Ministero

Sulla targa è scritto: "In questa stanza ha lavorato Giovanni Falcone come Direttore Generale degli affari penali dal 13 marzop 1991 al 23 maggio 1992" viene riportata una sua frase: "Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni non le parole".
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“Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni, non le parole”.

È la frase riportata nella targa in memoria di Giovanni Falcone, scoperta questa mattina dal Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, e affissa al quarto piano di via Arenula, proprio accanto all’ufficio in cui il magistrato ucciso a Capaci lavorò per 14 mesi come Direttore Generale degli affari penali.

Un periodo relativamente breve, ma ricchissimo di novità. Al Ministero, infatti, Falcone tradusse dal punto di vista normativo le intuizioni avute negli anni del pool di Palermo, a cominciare dalla necessità di coordinamento, specializzazione degli inquirenti e circolarità delle informazioni. Nacquero così la Direzione Nazionale Antimafia e le Direzioni Distrettuali Antimafia, introdotte nell’ordinamento dal decreto-legge 20 novembre 1991, n. 367: ovvero, da un lato l’idea di una “Superprocura” per le indagini sul crimine organizzato, con compito di supervisione; dall’altro, strutture specializzate istituite a livello territoriale, col compito di dare impulso alle indagini mediante un nucleo dedicato di magistrati. Tutte innovazioni che non solo hanno impresso una vera svolta nell’approccio dello Stato al contrasto alla mafia, ma divenute un modello anche all’estero.

Falcone lavorò al Ministero fino a poche ore prima di essere ucciso: anche la giornata di sabato 23 maggio 1992, infatti, la trascorse nella sua stanza, in attesa che la moglie Francesca Morvillo terminasse la sua attività nella commissione per il concorso in magistratura, di cui faceva parte. Poi nel pomeriggio il volo da Ciampino per Punta Raisi e la strage, all’altezza dello svincolo per Capaci.

Di fronte all’ingresso nell’ufficio che fu di Falcone c’è ancora la stanza, oggi trasformata in archivio, in cui prestavano servizio gli uomini della sua scorta: è a vetri, affinché fosse possibile controllare a distanza chiunque entrasse.

“Sono davvero emozionato e onorato di scoprire questa targa – ha affermato il Ministro Bonafede -. Ci ho tenuto particolarmente a farla affiggere perché dal lavoro di Giovanni Falcone in questa stanza hanno preso forma le intuizioni che hanno posto le fondamenta per la moderna lotta alla mafia. E ancora oggi, a 30 anni di distanza, dobbiamo essergliene grati”.

Alla scopertura della targa, che avviene in concomitanza col ventennale della Convenzione di Palermo, hanno partecipato, fra gli altri, il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho, il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia, il capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia Raffaele Piccirillo e, in rappresentanza della professoressa Maria Falcone, sorella di Giovanni, Giovanna Boda capo dipartimento delle Risorse umane e finanziarie del Ministero dell’Istruzione.

E proprio la professoressa Falcone ha commentato ringraziando il Ministro “per il tributo riconosciuto all’opera di mio fratello. Le parole di Giovanni scelte per la targa apposta oggi, al Ministero, all’ingresso della stanza in cui ha trascorso gli ultimi periodi della sua vita, sono le più indicate per ricordarlo. ‘Credo che ognuno di noi debba essere giudicato per ciò che ha fatto. Contano le azioni e non le parole’, è una frase che descrive pienamente il suo modo di vivere”.