Federico Vismara e Letizia Paternoster
Fiamme Azzurre giovani e vincenti
1 Aprile 2019
Federico Vismara, dove eravamo rimasti? Ah sì, a quel primo podio individuale in Coppa del Mondo: il bronzo di Berna nella spada, appena in tempo per festeggiare al meglio prima della pausa natalizia. Sembrava il trampolino di lancio per un ragazzo che aveva già vinto tantissimo a livello giovanile e ora, a 21 anni, era pronto per il piano di sopra. Invece il periodo buio, quel buco nero che nel loro gergo sportivo gli americani definiscono slump: quando non te ne va bene una, insomma. Quasi quattro mesi e ora lo ritroviamo sul podio, nell’Open di Caorle: che non è una normale gara federale di scherma, ma una specie di “tonnara” dove decine di campioni e campioncini sgomitano per un posto al sole.
Basti pensare che nelle cinque prove del circuito iridato dopo Berna troviamo altri quattro azzurri in medaglia – Cimini, Santarelli, Garozzo e Di Veroli – perché la scuola italiana della spada è sempre all’avanguardia. Ed ecco perché anche una vittoria nell’Open nazionale, come quella colta dal nostro Federico, diventa a modo suo una vera impresa. A proposito, nella semifinale di Caorle Vismara ha superato Santarelli e in finale ha battuto proprio Davide Di Veroli, a dicembre campione olimpico giovanile nei Giochi di Buenos Aires: un segnale al baby talento, tanto per marcare il territorio. La spada è comunque l’arma più imprevedibile della scherma, l’arma “non convenzionale”: l’intero corpo è da difendere – si dice “bersaglio valido” – non c’è priorità nell’attacco e quindi l’arbitro non può ricostruire l’assalto come nella sciabola e nel fioretto. Chi tocca ha ragione, uno scontro quasi brutale: qui la giovane età e l’inesperienza sono un fardello, ecco perché si fa tanta fatica a farsi strada.
E Federico, 21enne milanese, è ancora ai primi passi.
Differenze d’età: la Gand-Wevelgem degli uomini si corre dal 1934, quella delle donne è nata solo nel 2012, ma è già una classica. L’unica italiana a vincerla è stata la nostra Marta Bastianelli, nella passata edizione, e si sa che la romana dei Castelli subisce terribilmente il fascino delle corse del Nord: stavolta non riesce a trionfare, un 4° posto che però le permette di mantenere la posizione di leader del Women’s World Tour, la Coppa del Mondo delle stradiste.
E stavolta un posto sul podio glielo soffia una collega della Polizia Penitenziaria, Letizia Paternoster, terza nella volata vinta dall’olandese Kirsten Wild, davanti alla connazionale Lorena Wiebes. Differenze d’età: Wild, la vincitrice, ha 37 anni, la nostra Letizia ne conta 19 appena. Anche qui l’esperienza è una cosa che conta: la ragazzina delle Fiamme Azzurre se n’è già accorta ai Mondiali su pista, meno di un mese fa, quando l’esperta rivale le aveva sfilato all’ultimo sprint la maglia iridata dell’Omnium per due punti. Però conta anche la freschezza e l’entusiasmo, doti che alla trentina non fanno certo difetto: combatte sempre al meglio, nei velodromi come su strada, anche quando il campo di gara sono i terribili percorsi fiamminghi. Nella storia della Gand-Wevelgem in rosa, Letizia è la seconda italiana a piazzarsi sul podio: il trionfo, come quello firmato l’anno scorso dalla compagna di squadra Bastianelli, è già un obiettivo per il futuro, un traguardo da conquistare.
