“Vola pensiero mio”: teatro penitenziario e giustizia riparativa
13 Aprile 2026
Quadri scenici costruiti per stimolare una riflessione su temi inerenti alla giustizia riparativa sono alla base della rappresentazione di Vola pensiero mio, lo spettacolo scritto e diretto da Antonio Turco, ex educatore della Casa di Reclusione di Rebibbia, oggi coordinatore del gruppo di lavoro “Persone private della libertà” del Forum nazionale terzo settore.
La performance vede come protagonista la Compagnia Stabile Assai, con la partecipazione musicale della band Mario Donatone & Bluesman Latino e del coro World Spirit Orchestra, diretto dallo stesso maestro Donatone e guidato dalla vocalist Giò Bosco.
Sostenuto dalla presidenza del Segretariato Permanente del CNEL per il reinserimento sociale dei detenuti, lo spettacolo, che rientra nella programmazione del Dipartimento delle Politiche sociali dell’Associazione Italiana Cultura e Sport, propone “grida e racconti del carcere dal Tevere al Mississipi”.
Come riferisce Turco a gNews, “è uno spettacolo inedito, che si colloca, come le altre produzioni della compagnia, nell’ambito della “drammaturgia penitenziaria”. In ciò risiede il tratto distintivo del gruppo. “Non è semplicemente teatro in carcere. In molti istituti vengono attivati laboratori teatrali e si allestiscono spettacoli con i detenuti, che portano in scena testi del repertorio tradizionale. In questo caso, invece, si tratta dell’elaborazione di testi drammaturgici originali, nuovi”, spiega Turco. Il processo non riguarda solo la messa in scena: è un’operazione che parte dalla scrittura e arriva alla rappresentazione. Ad esibirsi, il 9 aprile scorso, sul palcoscenico del Teatro Tor Bella Monaca – una delle strutture della rete Teatri in Comune di Roma Capitale – sono stati, infatti, i detenuti della storica compagnia della Casa di Reclusione Rebibbia, fondata, dallo stesso Turco, nel 1982, e composta da reclusi, detenuti in semilibertà, ex detenuti, operatori penitenziari e musicisti professionisti. “Un pubblico di 350 persone e standing ovation al termine della performance: un vero trionfo”, dichiara, molto soddisfatto, Turco.
Al progetto ha partecipato anche, con il ruolo di attrice e vice regista, Tamara Boccia, impegnata da anni in progetti di inclusione per le persone private della libertà, direttrice di una struttura residenziale per ex detenuti che non hanno una propria abitazione.
Teatro sociale, arte della rappresentazione, musica dal vivo convivono nel nuovo spettacolo della compagnia, che si è distinta, negli anni, per le scelte pionieristiche e l’alto livello qualitativo delle produzioni. Il suo ruolo nel panorama penitenziario ed artistico ha fatto sì che si esibisse, durante la sua carriera, anche in sedi istituzionali, come la Camera dei Deputati e il Comune di Roma, e che collezionasse diversi riconoscimenti, tra cui, per due volte, il Premio Massimo Troisi, e la Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica, consegnata da Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.
La scelta del luogo della rappresentazione non è casuale. Turco spiega che anche per altri spettacoli della compagnia si è scelto di partire da quel teatro. “Tor Bella Monaca è una linea di confine tra un’area con una forte presenza criminale e modelli comportamentali diversi”. Il teatro di quel quartiere segna, simbolicamente, il punto di passaggio da un ambiente delinquenziale a una cultura di crescita e trasformazione.
Attraverso dialoghi e monologhi, alternati a canzoni d’autore, e a brani blues e gospel della tradizione, lo spettatore è coinvolto in un viaggio in cui è invitato a interrogarsi sulla punizione del reo, sulle possibilità di una riparazione da parte dello stesso e sulla opportunità di una riabilitazione del “colpevole”. Centrale è il motivo del perdono, cui il reo aspira, e che la vittima può scegliere di concedere o meno. La questione che domina l’espressione artistica chiama in causa la comunità, perché, in presenza del crimine, ad essere infranto è il patto sociale. Il valore del risarcimento si fonda sull’assunzione di responsabilità da parte dell’autore del reato, sulla volontà di neutralizzare, o arginare, il danno arrecato alle persone, mirando a ristabilire le relazioni interrotte. Turco sottolinea come, accanto a coloro che subiscono l’offesa, ci siano i familiari del reo: “anche loro sono vittime del reato”. E riparare significa ricostruire un tessuto di rapporti incrinati o dissolti.
Riferendosi ai membri della Compagnia Stabile Assai Antonio Turco ricorda il percorso di alcuni di loro, oggi ex detenuti, “che hanno vissuto il teatro come strumento per modificare la loro identità”. Apprendiamo dal regista che vengono da un passato fortemente compromesso. “Giovanni Arcuri, condannato a dodici anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti, legato alla famiglia Ochoa e a Pablo Escobar, si è laureato in legge e ha scritto il best seller Nome in codice Icaro”, racconta Turco. “Max Taddeini faceva parte di un’organizzazione di estrema destra ed è stato condannato per partecipazione a banda armata; oggi è titolare di un ristorante sul Tevere”, continua il regista. Sono solo alcuni esempi del potere del teatro a fini rieducativi, del successo della riabilitazione attraverso percorsi partecipativi, di inclusione e integrazione.
Allo spettacolo si affianca una mostra fotografica che racconta la storia della Compagnia Stabile Assai, gruppo che, con Vola Pensiero mio, giunge alla sua 1040 esibizione pubblica.
Turco ricorda Cosimo Rega, che è stato uno dei membri del gruppo sin dalla sua costituzione, condannato all’ergastolo per reati di camorra, morto nel 2022. “È diventato un grande attore, noto per diverse interpretazioni. Fra le altre, quella di Cassio nel film Cesare deve morire dei fratelli Taviani, vincitore dell’Orso d’Oro, a Berlino, nel 2012. Cosimo faceva notare che in carcere si parla sempre del passato e del futuro, mai del presente”. Ma è il presente a dover essere riempito, se si vuole superare il passato, se si vuole costruire un futuro, attraverso un percorso individuale e collettivo di evoluzione. “Il teatro è il presente”, conclude Turco.