Blue Whale: il 16 aprile parte il primo processo a Milano

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“E’ una discussa pratica che sembrerebbe provenire dalla Russia…”, con queste parole inizia la descrizione del fenomeno denominato Blue Whale sul sito della Polizia Postale che si occupa dei reati consumati in rete. L’uso del condizionale non è un errore di trascrizione perché, in effetti, non si è ancora accertata l’origine e la reale portata di questo “gioco mortale”. Di certo c’è che il fenomeno è diventato virale e vi sono stati numerosi tentativi di emulazione che hanno coinvolto diversi giovani.

La Balena Blu (traduzione letterale) è un perverso gioco online che prevede il superamento di 50 prove e che ha come obiettivo finale il suicidio del giocatore. Un’escalation di macabre missioni che prevedono atti di autolesionismo da infliggersi in completa solitudine. Il Blue Whale prevede sempre la contemporanea partecipazione di due individui: un soggetto che impartisce “ordini” e uno che li esegue pedissequamente fino al “game over”.

In Italia il fenomeno non aveva preso piede, ma un sevizio televisivo sull’argomento (rivelatosi successivamente un fake) è diventato una cassa di risonanza che ne ha amplificato la conoscenza e la diffusione, provocando numerosi casi di emulazione. Per questo motivo diverse associazioni, tra cui l’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, hanno messo in atto diverse campagne per cercare di aiutare chi rimane impigliato nelle diaboliche maglie del gioco. Tra le tante ricordiamo #Fermiamolabalena, una chat su Whatsapp a cui i ragazzi possono rivolgersi per avere risposte chiare sul fenomeno o per esporre i propri dubbi e incertezze.

Dal 2017 a oggi sono arrivate tante segnalazioni, molte delle quali sono state girate alle autorità giudiziarie e hanno avuto come esito l’archiviazione. Ma una di queste ha destato l’attenzione della Procura di Milano, il caso di una ragazzina palermitana (all’epoca dei fatti dodicenne) indotta a seguire la “sfida online” da una 23enne milanese attraverso ricatti e minacce. Per questo motivo il Gup Anna Magelli ha rinviato a giudizio la giovane per atti persecutori e violenza privata. Il 16 aprile prossimo, quindi, inizierà il primo processo nel nostro Paese contro i partecipanti al Blue Whale Challenge. Adesso, anche per la legge italiana, non è solo un semplice “gioco”.