Tratta dei giovani calciatori: un business criminale
12 Febbraio 2019
E’ di queste ore un’inchiesta sul tesseramento fraudolento di calciatori nigeriani minorenni. Si tratta dell’ennesimo esempio di un business criminale che sta prendendo sempre più piede e che vede coinvolti diversi soggetti legati al mondo dello sport. Un meccanismo che consiste nell’individuare giovani atleti provenienti da paesi nordafricani, asiatici o dell’America Latina, tesserarli per società dilettantistiche locali e, attraverso un permesso dell’ambasciata, farli arrivare in Italia per partecipare a tornei giovanili.
Al temine della competizione, tuttavia, i minori risultano come ‘non accompagnati’ e prima della scadenza del visto temporaneo vengono affidati a italiani che ottengono la nomina di tutore. A questo punto, l’operazione prevede che i calciatori in erba vengano ‘parcheggiati’ in società sportive complici, in attesa di diventare maggiorenni ed essere quindi finalmente tesserabili anche da club professionistici. Il risultato è quello di ottenere la proprietà di giocatori a costo zero (eccezion fatta per i costi dell’immigrazione fraudolenta e il mantenimento fino alla maggiore età) rivendibili con plusvalenze anche milionarie.
I giovani, inoltre, vengono utilizzati nell’ambito del cosiddetto match fixing, ovvero la possibilità di truccare i risultati delle partite in modo da trarre profitto dalle scommesse. Con piccole somme di denaro o promesse di ingaggi stellari, i baby calciatori vengono costretti a falsare una competizione sportiva alimentando il fenomeno della frode sportiva.