Montorio, un reportage dal carcere di Verona

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Sbam, la porta che si chiude alle spalle. “Ancora non lo sai, ma sei in un mondo a parte”, é questa la prima sensazione che Alessandro Dell’Orto offre al lettore.  Per ‘Il reportage’ di Libero ha visitato la casa circondariale Montorio di Verona, ha incontrato una umanità “più diretta, più vera, e te ne accorgi subito dai primi incontri che fai con i detenuti lavoratori che, sorridendo, ti guardano negli occhi e ti salutano sempre, anche se é la prima volta che li incroci”.

L’istituto di Montorio è operativo dal 1995, 605 detenuti, “restato nell’ombra per 30 anni” finché non arrivano tre detenuti che tanta parte di attenzione mediatica hanno avuto proprio per i fatti commessi. Lì dentro però sono tre persone detenute, come gli altri, e come tutti cercano di passare il tempo tra corsi, sport, iniziative e ora d’aria.

Una giornata intera passata là dentro, iniziata con un carcere che va risvegliandosi, prende il ritmo, che a seconda delle stagioni vive all’aperto, coltiva l’orto, oppure è più all’interno, tra palestra e aule in cui studiare. Alle 18 arriva la cena, alle 20 Dell’Orto esce. Il carcere si prepara per la notte. Sbam.

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