Carceri, un viaggio per ascoltare “le voci di dentro”

Carcere_di_Regina_Coeli_(Rome)_from_Belvedere_dei_Salviati (Credit: Wikimedia Commons)
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E anche se forse ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti. Il refrain della Canzone del maggio di De Andrè, volutamente declinato alla prima persona plurale, rimbomba nell’articolo de Il Sole 24 Ore, a firma di Raffaella Calandra, che apre una serie di reportage nelle carceri. Un mondo complesso, fatto di 62mila persone detenute, ma anche di 40mila lavoratori e lavoratrici: 36 mila di polizia penitenziaria, 4mila tra operatori e civili.

L’articolo è l’inizio di un “tour” negli istituti per adulti e minori; l’obiettivo è restituire la straordinaria complessità del mondo carcerario. Dalle criticità di un sistema sanitario penitenziario da coordinare meglio, alle voci e testimonianze di ristretti e agenti, alle strutture vetuste. Ma anche le innovazioni, come gli ambulatori per la dialisi a Poggioreale, e i cantieri aperti per migliorare le condizioni di vita in carcere.

Nell’articolo, una certezza: senza il fuori il mondo dentro i penitenziari “non progredisce”. Quel “pezzo di Repubblica che vive dietro le alte mura di cinta”, dice la giornalista, e che chiama in causa “ciascuno di noi”.

Credit immagine: Krzysztof Golik, Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)