Piazza Fontana, la prima strage degli Anni di piombo

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Quella del 1969 è l’Italia del boom economico e delle crescenti tensioni sociali iniziate con la contestazione giovanile del movimento studentesco del ’68 e con le rivendicazioni sindacali del movimento operaio. Queste tensioni si riverberano sul piano politico, causando un inasprimento del dibattito pubblico e un clima di paure e incertezza diffuso anche dato dalle prime forme di violenza politica.

I cinque attentati di quel pomeriggio di dicembre sono l’inizio di un periodo della vita nazionale, segnato dalla cosiddetta ‘strategia della tensione’. Per la sua gravità e la sua rilevanza politica, la strage di piazza Fontana viene considerata la messa in moto – come emerge dalle ricostruzioni delle sentenze dell’iter giudiziario – di un progetto eversivo contro l’ordine costituito e lo stato democratico, portato avanti poi attraverso gli altri attentati degli anni a venire.

In un celebre incipit del giornalista Sergio Zavoli si descrive l’atmosfera di quel sabato milanese e dell’interno dell’istituto bancario prima dell’attentato terroristico, che segna l’inizio degli Anni di piombo. “Il 12 dicembre del 1969 cade di venerdì. A Milano, per tutta la notte è piovuto. Il tempo si manterrà incerto fino a sera. È giorno di mercato. La sede della Banca nazionale dell’agricoltura, in piazza Fontana, è colma di clienti venuti soprattutto dalla provincia. Gli altri istituti di credito hanno chiuso alle 16,30; qui gli sportelli restano aperti più a lungo”.

E proprio intorno alle 16.30 un ordigno di elevata potenza esplode nel salone centrale dell’istituto bancario. Il pavimento del salone si squarcia con effetti devastanti per gli astanti. La bomba uccide diciassette persone e altre novanta sono ferite.

Altri ordigni esplosivi sono approntati tra Roma e Milano e le deflagrazioni avvengono tra le 16.55 e le 17.30. Nella capitale gli attentati sono tre e provocano 16 feriti: alla Banca nazionale del lavoro in via San basilio, in piazza Venezia e un altro all’Altare della patria. Nel capoluogo lombardo, una seconda bomba viene ritrovata inesplosa in piazza della Scala.

Il 15 dicembre in una piazza del Duomo piena di circa 300.000 persone si celebrano i funerali delle vittime in un atmosfera sospesa tra dolore, solidarietà e silenzio.

Dopo aver inizialmente seguito la ‘pista anarchica’, le indagini della magistratura si concentrano su alcuni esponenti del gruppo padovano del movimento di estrema destra ‘Ordine nuovo’. Il lungo iter processuale per accertare fatti, dinamiche e responsabilità dura complessivamente 36 anni, consta di tre processi e si conclude nel 2005 con assoluzioni complessive, ma certificando che la strage è attribuibile a Ordine nuovo.