Processo penale, Nordio: “spero riforma entro fine legislatura”

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“La mia ambizione era quella di riportare il codice di procedura penale alla sua originaria dimensione – strutturale, teorica, dogmatica, ideale e, se vogliamo, anche politica -, che era quella di un grande eroe della Resistenza, Giuliano Vassalli”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo alla riunione conclusiva della commissione per la riforma del processo penale. Questa mattina, nella sala Livatino di via Arenula, il presidente della commissione Antonio Mura ha consegnato al Ministro la relazione finale.

Il ministro Nordio e il presidente della Commissione per la riforma del processo penale, Antonio Mura
Il ministro Nordio e il presidente della Commissione per la riforma del processo penale, Antonio Mura

Ai lavori della Commissione, iniziati nel maggio del 2023, hanno partecipato autorevoli esponenti dell’accademia, della magistratura e dell’avvocatura, che hanno discusso e individuato percorsi finalizzati a riaffermare lo spirito accusatorio che animava il codice Vassalli del 1988, e al contempo semplificare il processo penale. Nella relazione conclusiva sono esposte soluzioni tecniche rispettose, in particolare, dei principi di parità delle parti e del contraddittorio nella formazione della prova, tenendo conto, allo stesso tempo, degli obiettivi di efficienza della giustizia e, quindi, delle esigenze di un calibrato impiego delle risorse processuali, nel rispetto dei diritti e delle garanzie difensive.

Commissione penale, Nordio: “Attuare i principi del processo accusatorio”

La ricca composizione della Commissione, con varietà di orientamenti culturali e professionali, testimonia l’esistenza di approcci assai differenti ai temi cruciali del processo, che su alcuni punti portano a soluzioni differenti. Ciò si è rispecchiato in un testo di relazione finale non chiuso come disegno di legge, bensì in un ampio ventaglio di ipotesi che viene fornito al Ministro come base delle sue valutazioni.

L’unica direttiva del Guardasigilli era riportare l’accusatorietà nel processo penale, dopo i pesanti interventi della Corte costituzionale sul codice dell”88. La Costituzione è infatti nata sulle basi di codici di epoca fascista. “Quarant’anni dopo, un fondatore della Repubblica avrebbe capovolto i termini, sostituendo a un codice inquisitorio – firmato da Rocco e Mussolini e dal Re – un codice liberal-democratico”, ha detto Nordio.

Il Ministro, parlando con i componenti della commissione, che ha ringraziato per il prezioso lavoro svolto, ha ricordato quando presiedette la commissione ministeriale per la riforma del codice penale. In quel periodo ebbe modo più volte di confrontarsi con Vassalli: “durante una cena mi disse: ‘avrei dovuto cambiare la Costituzione, ma non c’era né il tempo, né la fattibilità politica’”. Il Ministro ha parlato anche della riforma e del prossimo referendum, ribadendo che si tratta della “naturale conseguenza della scelta fatta da Vassalli”, avallata, peraltro, da “alcuni autorevoli costituzionalisti, cito per esempio Augusto Barbera, che hanno detto essere ineccepibile come ragionamento”.

Il lavoro finale della commissione, ha sottolineato Nordio “sarà ovviamente sottoposto con grande accuratezza al nostro studio”. Poi l’auspicio: “possibilmente entro questa legislatura spero, dopo un vaglio politico, ovviamente com’è nella democrazia, in un’approvazione.  I tempi sono quelli che sono e quindi non sappiamo come finirà”. Ma comunque andrà a finire, ha aggiunto, “lasceremo tutti insieme un lavoro estremamente importante, che sarà imprescindibile per chi volesse, o dovrà, un giorno, cambiare le cose”. E al di là dell’ineludibile vaglio parlamentare, il Guardasigilli, ha ribadito: “tutti i nostri orientamenti, sia nel codice di procedura penale e in quello, futuribile, penale, devono essere ispirati all’idea liberale, democratica e, già che ci siamo, antifascista”.

Il presidente della Commissione, Antonio Mura, ha illustrato brevemente i lavori, suddivisi tra 6 sottocommissioni di esperti, che si sono occupate di specifici fasi e gradi del processo penale. Si è trattato di “un confronto molto articolato”, ha sottolineato il capo dell’ufficio legislativo. La stella polare, al di là della fisiologica diversità di vedute tra i componenti, è stata l’adozione di scelte tecniche improntate al canone accusatorio. Il presidente Mura ha citato, per esempio, la partecipazione alle udienze a distanza; un metodo “ineludibile in una dinamica moderna, non solo di risorse da ottimizzare, ma anche di velocità dei processi”.

Nella relazione conclusiva sono esposte soluzioni tecniche rispettose dei principi di parità delle parti e del contraddittorio nella formazione della prova, tenendo conto – nel contempo – degli obiettivi di efficienza della giustizia e, quindi, delle esigenze di un calibrato impiego delle risorse processuali, nel rispetto dei diritti e delle garanzie difensive.