“Quasi un musical”: teatro, musica e danza nel carcere di Terni

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È ambientato a Napoli, dove alla routine quotidiana fa da contrappunto l’apparizione di alcuni ballerini di tango; un evento, questo, che avrà un forte impatto sulle prospettive e sulle riflessioni dei protagonisti, che si muovono tra la barberia e il bar di un quartiere popolare.
È lo spettacolo presentato nell’istituto penitenziario di Terni, dove i personaggi che popolano la commedia aprono i loro discorsi, leggeri e ironici, a considerazioni amare sulla vita, osservando quanto condizionante possa essere l’ambiente socioculturale di appartenenza, rispetto alle scelte individuali e alla definizione della responsabilità.

I danzatori professionisti Ermanno Felli, maestro di tango, Francesca Passini e Corrado Monaco, suoi allievi, si sono esibiti nelle coreografie, dividendo la scena con i detenuti del carcere umbro, attori del testo, ma anche scenografi e tecnici della realizzazione.

Nel teatro della Casa Circondariale di Terni i partecipanti hanno voluto dichiarare le ragioni di un lavoro che parte da “un ballo inizialmente proibito e denigrato, perché nato nei bassifondi di una grande città”, che, col tempo, “è diventato il cuore pulsante di una nazione e ha avuto il suo riscatto. Lo stesso a cui punta ciascuno di noi”. È il prologo della rappresentazione, che accosta Buenos Aires, patria del tango, a Napoli e al Sud Italia.
“La grande emigrazione italiana di fine ‘800 – inizio ‘900 in Argentina, ha arricchito di talenti una cultura locale, quella di Buenos Aires, già fortemente impressa dalla cultura africana. E in questa miscela sparsa nei sobborghi della grande città, nei quartieri poveri, tra i dimenticati della terra, ma ricca di creatività e voglia di riscatto sociale, nasce il tango, prima come musica e poi come ballo, così come oggi lo conosciamo”, ha spiegato Ermanno Felli, che nella capitale argentina ha vissuto, e ne conosce bene la geografia culturale.

La messa in scena della pièce, composta, con la collaborazione dei detenuti, da Michela Carobelli, arriva a conclusione di un laboratorio di scrittura scenica e recitazione, avviato nel periodo estivo, e condotto, dalla docente-regista, grazie al progetto dell’istituto scolastico Ipsia Pertini della città. Il percorso, sostenuto dagli operatori dell’area educativa del carcere, dalla sua direzione, e da tutto il personale, ha visto la partecipazione di Cecilia Di Giuli, attrice ternana, che ha aiutato i detenuti-attori a lavorare sul corpo e sulla voce, ad immedesimarsi nel personaggio, e a superare la “prova” della ribalta. Le persone ristrette, seguendo il percorso creativo, hanno scoperto le proprie abilità interpretative, sperimentando l’ascolto, il dialogo, il confronto con l’altro, in una palestra in cui ci si allena all’impegno, al mettersi in discussione, alla solidarietà, allo spirito di gruppo.

Nella scena finale dello spettacolo, spiega Michela Carobelli, “il tango argentino ricorda che a volte anche solo un abbraccio può salvarci dall’abisso, nel «quasi musical», come nella vita”.