Al Beccaria lo sport fa squadra: concluso lo Sport Camp di ‘In Meta!’
3 Settembre 2026
Si conclude oggi, 3 settembre, lo Sport Camp nell’istituto penale per i minorenni “Cesare Beccaria” di Milano, che ha visto scendere in campo 61 ragazzi, impegnati per tre giorni in attività di rugby, calcio, basket, fitness e nuoto. Lo sport si conferma un’occasione concreta per stare insieme, mettersi alla prova e sperimentare, attraverso il gioco, il valore delle regole e della collaborazione.
È questo il cuore di “In Meta!”, il progetto educativo realizzato nell’Ipm con la collaborazione della Federazione Italiana Rugby e dello staff di Diego Dominguez. Un’iniziativa che raccoglie l’esperienza dello Sport Camp avviato dieci anni fa dall’ex campione azzurro e dai suoi collaboratori e che, dopo due anni di interruzione, è tornata a coinvolgere i giovani detenuti grazie anche al sostegno di Regione Lombardia.
Per i ragazzi sono state tre giornate particolarmente intense, nelle quali le diverse discipline sportive sono diventate strumenti per sviluppare capacità e relazioni. Dal rugby al calcio, dal basket al fitness fino al nuoto, ogni attività ha offerto la possibilità di misurarsi con i propri limiti, imparare a rispettare le regole e confrontarsi con gli altri.
Un momento particolarmente significativo è stato quello che ha visto i 61 ragazzi indossare la stessa divisa e schierarsi insieme per l’inno d’Italia, prima di scendere in campo in squadre miste insieme alla Polizia penitenziaria e allo staff di Diego Dominguez.
A sottolineare il valore dell’esperienza è la direttrice dell’Ipm, Eleonora Cinque, che ha evidenziato il significato della collaborazione tra istituzioni e realtà sportive. “Grazie alla sinergia tra la Regione Lombardia, Diego Dominguez e il dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità – ha sottolineato Cinque -, i ragazzi dell’istituto penale minorile hanno potuto sperimentare in modo immersivo, per tre giorni, attenzione all’altro, rispetto delle regole e crescita attraverso discipline sportive che testimoniano come le energie e la forza possano essere impiegate includendo tutti e concependo il sé come parte di una comunità”. La direttrice ha portato anche i saluti e la soddisfazione del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari e del capo Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, Antonio Sangermano.
La vera forza del progetto sta nella possibilità di far vivere ai ragazzi un’esperienza concreta di comunità. In campo non conta soltanto la prestazione individuale, ma la capacità di riconoscere l’altro, rispettarlo e contribuire al risultato della squadra.

“È emozionante vedere 61 ragazzi del Beccaria indossare le stesse divise, a rimarcare un senso di condivisione, uno accanto all’altro per l’inno d’Italia – ha sottolineato la sottosegretaria alla Presidenza di Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani, Federica Picchi – e poi scendere in campo in squadre miste insieme alla Polizia penitenziaria e allo staff di Diego Dominguez. Lo sport è una straordinaria leva educativa e oggi abbiamo potuto vederlo concretamente con i nostri occhi. Significa rispetto delle regole e degli altri, capacità di stare insieme e di sentirsi parte di una squadra”.
Un messaggio che trova una particolare concretezza proprio nelle attività svolte durante le giornate del progetto. Il campo sportivo diventa infatti uno spazio nel quale le regole devono essere rispettate da tutti, dove ogni giocatore ha un ruolo e dove il risultato dipende dalla capacità di collaborare.
Il rugby, in particolare, ha consentito di lavorare sul rapporto con l’altro e sulla gestione della propria energia. Un’attività fisica intensa che, per sua natura, richiede disciplina, autocontrollo, fiducia e rispetto dell’avversario.
“La forza non è mai dominio – ha spiegato Diego Dominguez – ma capacità di mettersi al servizio della squadra. Ogni allenamento è un’occasione per imparare a controllare l’energia, a trasformare l’impulso in disciplina e a capire che il confronto fisico ha senso solo se fondato sulla fiducia e sulla lealtà. Insegniamo ai ragazzi che gli avversari non sono nemici, ma compagni di gioco, e che dopo una caduta ci si rialza e non bisogna arrendersi”.
Sono principi che hanno attraversato tutte le attività proposte ai giovani, indipendentemente dalla disciplina praticata. Nel calcio e nel basket, come nel rugby, il gioco richiede ascolto e collaborazione; nel fitness i ragazzi sono chiamati a confrontarsi con i propri limiti; nel nuoto si sviluppano concentrazione e capacità di controllo.
L’obiettivo, dunque, non è stato semplicemente quello di proporre alcune giornate di sport, ma di utilizzare l’attività fisica come strumento educativo e di inclusione, capace di creare occasioni di relazione e di offrire ai ragazzi un’esperienza positiva all’interno del percorso detentivo.

Per tre giorni il campo da gioco è diventato una metafora di ciò che significa prepararsi a vivere nella società: misurarsi con le regole, assumersi responsabilità, riconoscere il proprio ruolo e quello degli altri, imparare a fidarsi e a costruire insieme un risultato. Valori che lo sport rende immediatamente comprensibili perché non vengono soltanto spiegati, ma sperimentati concretamente attraverso il gioco e la relazione con gli altri.
Ed è proprio questa la “meta” più importante di un progetto che punta a lasciare ai ragazzi qualcosa che possa accompagnarli anche oltre il campo: la consapevolezza che la forza può diventare disciplina, che le regole possono essere uno strumento per stare insieme e che, per raggiungere una meta, spesso è necessario imparare a camminare insieme agli altri.