Relazione sull’amministrazione della giustizia nel 2019
1 Febbraio 2020
La scorsa inaugurazione dell’anno giudiziario, quella del 2019, si è celebrata quando il Governo, e con esso il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, si era insediato da appena un semestre: si prendevano le misure, si capiva il cosa, si decideva il come. Alcuni interventi si stavano già rendendo prepotentemente necessari: la situazione dell’edilizia giudiziaria, per esempio di Bari, aveva richiesto un intervento netto e deciso da parte del neo ministro, che ritenendo intollerabile si amministrasse la giustizia dentro una tenda, aveva adottato soluzioni sicuramente drastiche con provvedimenti d’urgenza. Oggi, Inaugurazione dell’anno giudiziario 2020, a diciotto mesi di distanza, tante cose sono state fatte, molte ancora sono da fare, tanti i progetti avviati e già con buoni risultati raggiunti. Gli ambiziosi obiettivi che il Ministero si è assegnato, si sono tramutati in parte in interventi portatori di mutamenti epocali, ponendo le basi perché si possa dar luogo a radicali cambiamenti. La macchina rimane a pieno règime e, mentre marcia, l’Amministrazione presenta lo stato dell’arte.
Il 2019 è stato un anno fondamentale per la giustizia: creare le prospettive per garantire un servizio migliore, ha significato soprattutto restituire dignità e rispetto ai milioni di italiani che ogni anno si trovano ad affrontare procedimenti giudiziari per difendere e tutelare i propri diritti. Allo stesso modo assicurare che il processo sia garantito, rapido ed efficiente, significa tutelarli anche indirettamente, ponendo le basi per una ripresa economica che passa, inevitabilmente, attraverso una giustizia che funzioni.
Importanti gli sforzi che sono stati fatti sul versante del personale, sia di magistratura sia amministrativo. Per il primo, in dirittura d’arrivo l’aumento della pianta organica di 600 magistrati da assegnare agli uffici, compresi quelli minorili e di sorveglianza; una task force flessibile da destinare agli uffici giudiziari del distretto che si trovino, seppur temporaneamente, in condizioni di difficoltà. Sul fronte concorsi, due sono stati completati e hanno portato all’assunzione di 258 nuovi magistrati (7 dei quali destinati alla provincia di Bolzano); uno per 330 posti è in svolgimento e ne è stato appena indetto un altro per 310.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla magistratura onoraria, nella consapevolezza dell’importanza del ruolo svolto, e nell’attesa discussione del progetto di revisione della disciplina che li riguarda, si sta provvedendo a ridefinire la distribuzione della dotazione organica tra i singoli uffici.
La situazione del personale amministrativo è stata oggetto di investimenti chiari e decisi, con la programmazione di serrati piani assunzionali, nella consapevolezza di quanto l’attività giurisdizionale dei magistrati non possa prescindere dal supporto e dalla collaborazione del personale amministrativo, dirigenziale e non. Sono state pianificate assunzioni per quasi 9000 unità per il triennio 2019-2021, di cui poco più di 4000 assistenti giudiziari già assunti, per circa 2000 sono state avviate le procedure, anche attraverso i Centri d’impiego, per gli altri sono in corso le procedure, anche in collaborazione con il Formez.
Identica attenzione e pari sforzo sono stati dedicati al personale del DAP, sia civile sia del Corpo di Polizia penitenziaria, favorendone il sensibile aumento: per la prima tipologia di personale, 506 posti relativi a vari profili professionali sono stati messi a bando, 189 funzionari contabili hanno assunto servizio; molte sono le progressioni economiche e gli spostamenti dovuti alla cd “mobilità a domanda”; la Polizia penitenziaria ha avuto una immissione di circa 2500 nuove unità fra agenti e vice ispettori che hanno frequentato e terminato il corso di formazione; altri due nuovi corsi sono stati attivati per complessivi 1300 posti e, infine, un concorso pubblico è stato bandito per reclutare 754 allievi agenti, la cui assunzione è prevista per la metà del 2020.
Grande spazio è stato dedicato alla formazione del personale dell’organizzazione giudiziaria, estendendo e sviluppando l’offerta formativa anche attraverso la piattaforma e-learning, e dell’amministrazione penitenziaria, con particolare attenzione, nell’ambito del contrasto al terrorismo, a fornire gli strumenti utili all’individuazione e valutazione di possibili processi di radicalizzazione violenta in itinere, riguardanti sia detenuti italiani sia detenuti stranieri.
Con riferimento all’edilizia penitenziaria, continuano gli investimenti e i lavori per far fronte al sovraffollamento carcerario e contemporaneamente migliorare le condizioni di lavoro del personale civile e di polizia, intervenendo sugli spazi e ampliando i luoghi di detenzione. Questi interventi contribuiscono a restituire dignità ai detenuti ma anche agli operatori penitenziari, in una concezione propositiva della pena che ne valorizzi la funzione rieducativa rispetto a quella anacronistica, meramente afflittiva.
L’esecuzione penale intramuraria ha cercato di mettere sempre al centro il detenuto, valorizzandone la dimensione umana, affettiva, familiare, formativa e professionale. Offrire al detenuto la possibilità di dedicarsi a una attività lavorativa, è opportunità che contribuisce anch’essa alla tutela della sua dignità, sia che si tratti di attività svolte alle dipendenze della stessa amministrazione, sia che l’opportunità sia offerta da cooperative o aziende esterne agli istituti penitenziari. La presenza di imprese esterne vuol dire ricreare le stesse condizioni del mercato del lavoro che si applicano all’esterno e preparare i detenuti alla complessità del mondo libero. Proprio recentemente è stata istituita la sezione “Mi riscatto per il futuro – Ufficio centrale per il lavoro dei detenuti”, che favorisce l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro in contesto penitenziario.
Nel solco dell’attività lavorativa dei detenuti si inserisce anche il nuovo modello di esecuzione penale esterna, che mira a coniugare la certezza della pena con la dignità della detenzione, implementando percorsi trattamentali che danno piena effettività a soluzioni alternative a quella detentiva. A livello centrale sono state stipulate convenzioni e siglati protocolli per i lavori di pubblica utilità anche in quei territori che abbiano a disposizione scarse risorse e minori opportunità di reinserimento lavorativo.
Anche l’edilizia giudiziaria è stata oggetto di una intensa opera di interventi al fine di garantire la gestione degli immobili, attraverso il loro adeguamento alla normativa vigente (edilizia, impiantistica, antisismica), necessaria a garantire un miglior servizio non solo all’utenza, ma agli operatori tutti, anche attraverso la scelta – dove possibile – di concentrare in un’area limitata le sedi degli uffici e dei servizi della giustizia (rifunzionalizzazione degli immobili demaniali, acquisiti dal patrimonio statale o di altri Enti). E’ proprio in quest’ottica che il Ministero ha promosso la realizzazione di Poli della giustizia, le cosiddette Cittadelle giudiziarie.
Si è ottenuta un’importante razionalizzazione delle spese: ridotto il numero di immobili occupati da uffici giudiziari, da 971 a 926, le spese di funzionamento hanno subito una diminuzione di circa 40 milioni di euro l’anno, rispetto alla spesa sostenuta dai Comuni. Recentemente, il Tavolo tecnico sulle spese di funzionamento e sull’edilizia giudiziaria ha proposto la creazione di direzioni “light” che si occupino prevalentemente di gestione immobiliare e spese di funzionamento; la prosecuzione del programma di assunzione di figure tecniche (architetti, ingegneri, geometri e periti tecnici) e la velocizzazione delle procedure riguardanti gli immobili in uso agli uffici giudiziari.
Nel 2019 sono state implementate le attività per attuare il Principio di prossimità. Grazie anche al finanziamento di oltre 34 milioni di euro, ricevuto dal Fondo Sociale Europeo, si è potuto provvedere, in collaborazione con gli enti locali, alla creazione di presidi dislocati sul territorio, cd. Uffici di prossimità, ai quali demandare alcune attività tipiche degli uffici giudiziari, come il supporto per la predisposizione di atti, l’invio telematico, l’informazione circa gli istituti di protezione giuridica.
Nell’ambito dell’informatizzazione, grande avanzamento delle politiche di digitalizzazione: definita la nuova architettura dei sistemi applicativi del Ministero in termini di infrastruttura, sistemi operativi e software di base. Il processo civile telematico e quello penale telematico viaggiano in fase di avanzata applicazione, il primo, mentre per il secondo si stanno concludendo le fasi di affidamento della manutenzione e sviluppo del sistema informativo unitario. Per entrambi sono in corso le attività di realizzazione delle infrastrutture (cablaggi degli uffici, sale server, potenziamento della banda di rete) e sono state avviate quelle per le nuove sale di videoconferenza e per la piattaforma intercettazioni.
Ma questo non è tutto, per il resto Relazione sulla amministrazione della Giustizia nell’anno 2019
Buon anno giudiziario.