Caporalato: Calabria, sfruttamento del lavoro, denunciati 2 imprenditori
15 Luglio 2020“Articolo 36“, così è stata chiamata l’operazione all’esito della quale questa mattina i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misura del controllo giudiziale d’azienda, emessa dal Gip del Tribunale di Lamezia Terme, su richiesta della locale Procura, ai sensi della legge che ha istituito il reato di “caporalato”, nei confronti degli amministratori di un negozio di profumi nel centro città. A loro carico è stato ipotizzato il reato di sfruttamento di lavoratori in danno di tre donne impiegate come commesse e intermediazione illecita. Il Giudice ha imposto il controllo giudiziale dell’azienda allo scopo di rimuovere quelle forme di sfruttamento riscontrate nel corso delle indagini.
L’attività di indagine è nata da una denuncia presentata alla Guardia di Finanza e ha scoperto che gli imprenditori, almeno dal novembre del 2016 all’ottobre del 2018, avevano sottoposto
tre delle loro commesse a condizioni di sfruttamento: retribuzioni difformi dai contratti collettivi nazionali, violazione della normativa relativa all’orario di lavoro e alle ferie, approfittando del loro stato di bisogno determinato anche dalle scarse opportunità occupazionali sul territorio. Le commesse erano inoltre sottoposte a condizioni di lavoro e a metodi di sorveglianza degradanti; gli veniva imposta l’emissione di scontrini fiscali per importi inferiori rispetto ai reali corrispettivi pagati dai clienti ed erano costantemente soggette a video-sorveglianza da parte dei datori di lavoro. La dignità delle lavoratrici era decisamente mortificata, ed è stato questo che ha dato il nome all’operazione, “Articolo 36“, con riferimento alla Costituzione, la quale sancisce che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.