Al carcere di Rebibbia, la “Rivoluzione alla Sudamericana”

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Venerdì pomeriggio, il teatro del carcere di Rebibbia ha ospitato un evento d’eccezione: lo spettacolo “La Rivoluzione alla Sudamericana”, messo in scena dai detenuti della compagnia Teatro libero di Rebibbia, con la partecipazione dell’attore Alessandro Marverti.

Curato dalla regista Laura Andreini, lo spettacolo è stato presentato in occasione del modulo “Cultura e carcere” a cura di Fabio Cavalli, nell’ambito della 12ᵃ edizione del master di 2° livello in “Diritto penitenziario e Costituzione” diretto da Marco Ruotolo, professore ordinario di diritto costituzionale dell’Università degli studi di Roma Tre, e dalla direttrice vicaria Silvia Talini, ricercatrice di diritto costituzionale presso il medesimo ateneo.

A partire dalla mattina, i corsisti del master sono stati accolti presso la sala conferenze del carcere per un incontro sul valore delle arti in ambito trattamentale e sulle funzioni del carcere dal punto di vista dell’etica e della filosofia.

Fabio Cavalli ha discusso con loro, partendo dal lontano 2002, quando entrò per la prima volta come volontario a Rebibbia, per organizzare il teatro dell’Alta Sicurezza. Ha poi curato l’adattamento del film “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani, vincitore dell’Orso d’oro al Festival di Berlino del 2012. Negli anni successivi la compagnia ha coinvolto circa 1850 detenuti, proiettando spettacoli in diversi teatri, attraverso le postazioni streaming organizzate negli istituti. Nel 2019 ha curato il documentario Rai  dedicato al viaggio dei sette giudici della Corte costituzionale all’interno delle carceri e nel 2020 ha raccontato in “Rebibbia lockdown”, attraverso il cartone animato, la pandemia vissuta dai ristretti. La sua carriera è dunque indissolubilmente legata al carcere.

Nel pomeriggio, presso il grande auditorium di Rebibbia, è stato presentato lo spettacolo “La Rivoluzione alla Sudamericana”, ispirato all’opera di Augusto Boal. Il drammaturgo brasiliano è anche fondatore del ‘teatro dell’oppresso’, un metodo che ha mostrato come il palcoscenico possa liberare dalle maschere sociali e da una forma di autocensura che limita l’espressione di sé.

Doverosi i ringraziamenti al personale dell’amministrazione penitenziaria, polizia e area educativa, che con impegno e pazienza garantiscono le giornate di apertura verso la società esterna. La vicedirettrice Alessandra Bormioli ha portato i saluti della direttrice Iannantuono e ha ringraziato Laura Andreini, alla guida della compagnia, che porta in questi luoghi un tocco di vivacità e di gentilezza. La regista ha spiegato che “per intraprendere nuove strade è necessario rielaborare il passato, rileggerlo alla luce degli errori compiuti e dei fallimenti sofferti e che il protagonista, Josè, rappresenta tutti noi, poiché il teatro racconta storie e crea le condizioni per stare tutti uniti”.

Presenti in platea il presidente della Commissione cultura della Camera dei deputati Federico Mollicone, Raffaele Bruno, primo firmatario del ddl “Un teatro in ogni carcere”, la garante dei diritti delle persone private della libertà di Roma Valentina Calderone, il senatore Filippo Sensi, l’assessore alla cultura del IV municipio Maurizio Rossi e tanti altri esponenti del mondo politico capitolino. Una dimostrazione del fatto che, nonostante le diverse ideologie, la politica può unirsi nella condivisione di un evento commovente che migliora le condizioni di vita detentive e che attraverso la cultura sprigiona energie positive. Mollicone ha portato i saluti del Parlamento, annunciando che per la prima volta il teatro in carcere è stato finanziato dal Fondo nazionale dello spettacolo, mettendolo alla pari con il teatro esterno.

Il folto pubblico comprendeva anche i familiari dei detenuti e diverse persone della società civile, incuriositi dalle attività de ‘La Ribalta – Centro Studi Enrico Maria Salerno’, che svolge attività di promozione culturale, con particolare attenzione al reinserimento lavorativo di ex detenuti nel sistema teatrale italiano. Sono, infatti,  diversi i progetti portati avanti, nel tempo, da La Ribalta: nell’ambito del Rebibbia Festival lo scorso anno è stato messo in scena “L’incredibile caso delle fate di Cottingley”, mentre il 20 maggio hanno debuttato le detenute transgender nello spettacolo “Le città visibili invisibili”. Negli ultimi mesi gli attori del teatro libero hanno avuto l’opportunità di esibirsi in luoghi suggestivi come la Corte di cassazione e l’Area Sacra di Largo Argentina, a dimostrazione del fatto che il teatro può diventare uno strumento potente nel processo di autodeterminazione e può fungere da ponte con il mondo esterno. La compagnia comprende due gruppi di detenuti “comuni”, un gruppo composto dai detenuti del reparto “protetti” e un progetto dedicato al reparto “Alta sicurezza”.

La “rivoluzione alla sudamericana” è il frutto di un lavoro complesso dei detenuti del reparto di media sicurezza G8, che hanno avviato un trattamento intensificato. Molti di loro lavorano all’esterno. Attraverso i corpi, i movimenti e il ritmo, si racconta la storia di José, un operaio in cerca di un aumento salariale e di un riscatto. La sua condizione di povertà e di solitudine, che riflette quella dell’uomo contemporaneo, lo porta a preferire il carcere piuttosto che la libertà. E nonostante un tentativo di lotta organizzata e un nuovo cammino da intraprendere, alla fine il protagonista, dopo la sua morte, viene dimenticato. Cogliendone gli aspetti comici e tragici, la figura di José si moltiplica in diversi attori, dialetti e identità, sottolineando come il teatro in carcere mostri proprio l’umanità, nella sua variegata realtà.

La giornata si è conclusa con i ringraziamenti del detenuto-protagonista dell’opera, per la possibilità di esibirsi davanti alle proprie famiglie. Infine il parlamentare Raffaele Bruno, che è anche un regista, ha sottolineato che “Se il teatro si può ancora salvare è perché esiste un teatro così”.

 

Lo spettacolo è a cura di: Laura Andreini – Adattamento e Regia; Giuditta Cambieri – Regista Assistente; Francesca Di Giuseppe – Collaborazione alla Drammaturgia; Paola Pischedda – Costumi; Carlo De Nino – Scene; Marco Catalucci – Luci; Francesca Sernicola – Segreteria; Alessandro De Nino – Organizzazione e Grafica; Mario D’Angelo – Fotografia; Fabio Cavalli – Direzione Organizzativa; Produzione – La Ribalta – Centro Studi “Enrico Maria Salerno”

 

Viola Mancuso