Dal carcere al ristorante: iniziano i colloqui per i detenuti di Verona
26 Febbraio 2026Yard, il ristorante Michelin nel cuore di Verona, avrà un aiuto cuoco scelto tra i detenuti della Casa circondariale di Verona Montorio.
La richiesta di Jacopo Natale, proprietario del ristorante Yard, per avviare colloqui conoscitivi con i detenuti, al fine di introdurli nel mondo della ristorazione, è stata accolta positivamente dalla direttrice del carcere Mariagrazia Bregoli e dal Magistrato di Sorveglianza, e da domani inizieranno le selezioni.
Il progetto, in linea con l’articolo 20 della Legge sull’Ordinamento Penitenziario che riconosce il lavoro come diritto-dovere del detenuto specificando “in ogni modo”, retributivo e “non afflittivo”, promuove il reinserimento sociale e riduce il rischio di recidiva. Difatti, attraverso la formazione e il lavoro, il detenuto vive un “momento di libertà” anche durante la detenzione e, sganciandosi da quello stereotipo culturale che lo relega al reato, comincia ad interrogarsi su cosa potrà realmente accadere quando i cancelli dell’istituto si chiuderanno alle sue spalle.
Dare un’alternativa concreta e creare valore alla comunità aperta, sono anche gli obbiettivi promossi dalla Legge Smuraglia, che prevede incentivi fiscali e contributivi alle imprese che assumono persone detenute o internate, e grazie alla quale il progetto veronese ha preso vita.
“La ristorazione è rigore, orari, rispetto dei ruoli e delle materie prime. Conta come lavori, non quello che hai fatto fuori o prima”, così Natale spiega come la cucina può essere un luogo di redenzione.
Questo progetto dimostra, ancora una volta, che costruendo legami tra comunità aperta e carcere si può superare lo stigma sociale derivante dalla condizione di detenuto, perché come lo stesso ristoratore ha tenuto a precisare “cercare un aiuto cuoco a Montorio significa offrire a un uomo la possibilità di non essere definito dal suo errore, ma dal suo mestiere”.