I ragazzi del Beccaria (non) sanno disegnare
3 Dicembre 2025Si chiama Disegno Brutto ed è il filo conduttore di un percorso avviato nell’Istituto Penale per Minorenni Cesare Beccaria, grazie alla Fondazione Terre Des Hommes e al suo progetto Chance, promosso con il sostegno di Enel Cuore.
“Un metodo pensato per chi non sa disegnare, che libera dai condizionamenti e crea nuovi punti di vista sulla realtà”, spiega l’inventore di questo sistema, Alessandro Bonaccorsi, che risponde ad Elisabetta Ambrosi per il Fatto Quotidiano del 27 novembre.
Il disegnatore, formatore e facilitatore grafico, contattato dall’organizzazione non governativa, a gennaio di quest’anno ha condotto, nel carcere minorile di Milano, un laboratorio articolato in sette incontri, di due ore ciascuno, che si ripeterà per altri due cicli. “Si lavora nel refettorio della sezione, una quindicina di ragazzi ogni volta, li chiamo dall’uscio delle celle”, continua l’insegnante.
Il progetto curato da Bonaccorsi rientra in quelle attività volte a stimolare, nei ragazzi, una nuova comprensione della realtà, favorendo la riflessione e la crescita personale. Quello del formatore è un approccio filosofico e pratico, che mira a liberare le persone dalla paura di non avere sufficienti abilità, facendo scoprire loro il piacere di “fare”, usando la grafica come strumento di espressione e ricerca interiore. Si tratta di un metodo che consente di accedere ad un disegno istintivo e immaginativo, “non giudicante”, che si traduce in uno sblocco della creatività. “Qualunque cosa disegnano va bene, lo scopo è far sì che si lascino andare”, dichiara Bonaccorsi.
L’espressione di sé si lega al sentimento della vita, al racconto del passato e all’idea del futuro. Per i giovani detenuti la via del disegno brutto significa recuperare le proprie origini ed elaborare una prospettiva per l’avvenire. “Fin dalla prima sessione è venuta fuori l’insofferenza di essere chiusi lì dentro, il fatto che il tempo si ripeta uguale”, aggiunge il formatore. Nel caso dei minorenni del Beccaria, il metodo permette di intravedere una possibilità di vita fuori dal carcere. Di un ragazzo che ha partecipato al primo corso Bonaccorsi racconta: “Un giorno si è disegnato in una buca, che era come si sentiva in quel periodo. Mi sono accorto che la forma della buca che aveva disegnato non era chiusa e quindi gli ho detto «vedi, stai esprimendo il fatto che puoi uscirne»”. Il punto di arrivo è sempre nel potere trasformativo del disegno.
Sebbene molti dei partecipanti del Beccaria siano graficamente analfabeti, attraverso il segno riescono a comunicare, entrando in contatto tra loro e con l’insegnante. Per le sue peculiarità, il disegno brutto ha anche un effetto rasserenante, spiega ancora Bonaccorsi: “siamo in un habitat di tranquillità e calma, riusciamo a creare un giardino interiore”.
La forza del disegno brutto è nell’ essere incentrato sulla persona, “a prescindere dal reato, o dalla divisa”, conclude il formatore. Favorendo un rapporto costruttivo tra detenuti, poliziotti e operatori si contribuisce a creare un clima migliore nell’istituto penitenziario.