Naufragio del 18 gennaio: pm chiede archiviazione

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La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’indagine avviata in relazione al naufragio del 18 gennaio scorso a 48 miglia dalle coste libiche in cui morirono 117 persone. Il fascicolo era stato aperto per omissione di atti di ufficio dopo la trasmissione dell’incartamento dalla procura di Agrigento per competenza territoriale. Dall’attività di indagine, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal sostituto Sergio Colaiocco, è emerso che la prima sala operativa ad avere ricevuto la notizia di un gommone in difficoltà era stata quella di Tripoli intorno alle 13,30. Le verifiche hanno accertato che la sala operativa della Guardia Costiera italiana ha ricevuto la notizia dell’evento intorno alle 14,21 dopo una segnalazione da parte di un aereo da pattugliamento marittimo P72 del 41/o stormo di Sigonella dell’Aeronautica.  Nella richiesta di archiviazione si fa, quindi, riferimento alle convenzioni internazionali in cui si afferma che la responsabilità del soccorso spetta alla prima sala operativa che ha ricevuto notizia dell’evento. La guardia costiera italiana alle 14,37 ha avuto conferma dai libici che si erano attivati per intervenire ma che la motovedetta da loro inviata era dovuta tornare indietro, intorno alle 15,25 per problemi tecnici. La Guardia Costiera italiana ha comunque cooperato provvedendo a dare l’allarme a tutte le navi del Mediterraneo utilizzando un sistema che non e’ nella disponibilità della Libia.

L’intervento di salvataggio è stato, infine, svolto dal cacciatorpediniere della Marina Militare, Caio Duilio (che si trovava a oltre 200 chilometri di distanza) che ha poi disposto il decollo del proprio elicottero SH 90 per inviarlo sul luogo del naufragio. Il mezzo ha recuperato, con due diverse missioni, tre naufraghi. Dal racconto dei sopravvissuti è emerso che a bordo del gommone c’erano in totale 120 persone.