Roma: usura a Porta Portese, interessi più del 240%, 7 misure cautelari
3 Luglio 2020Usura, estorsione, riciclaggio, autoriciclaggio, esercizio abusivo di attività finanziaria e favoreggiamento reale: queste le accuse nei confronti dei 7 indagati nell’indagine ‘Money box’, che ha portato questa mattina la Squadra Mobile di Roma a dare esecuzione ad altrettante misure cautelari emesse dal Gip di Roma: 3 in carcere, 3 ai domiciliari e un obbligo di firma. Gli indagati operavano nel quartiere capitolino Portuense e, secondo gli investigatori, sono soggetti stabilmente inseriti nel tessuto criminale romano. L’operazione antiusura, portata avanti dalla Squadra Mobile – Sezione ‘Reati contro il Patrimonio’ – e sviluppata tra la fine del 2019 e i primi mesi del 2020, rientra nell’ambito di una complessa attività investigativa coordinata dal pool antiusura della Procura della Repubblica di Roma.
Gli indagati, che avevano istituito la loro base operativa all’interno del celebre mercato rionale di Porta Portese, elargivano prestiti ad interessi usurari a diversi piccoli imprenditori e a persone in difficoltà economiche della Capitale: si e’ accertato che gli interessi praticati superavano il 240% su base annua. La modalità di estinzione invece si basava sul modello cosiddetto ‘a fermo’: infatti il debito sarebbe stato considerato estinto solo mediante il pagamento per intero della quota capitale: la vittima si trovava in pratica a restituire, nel giro di pochi mesi, addirittura il doppio o il triplo dei soldi ottenuti in prestito. Le indagini hanno preso spunto da alcune denunce raccolte da vittime nella zona Portuense-Marconi-Trastevere e le dichiarazioni hanno trovato riscontro grazie a intercettazioni, analisi dei video e approfondimenti bancari.