Usura: Roma Portuense, base operativa al Caf, 6 arresti
15 Ottobre 2020E’ in corso dalle prime ore di questa mattina un’operazione antiusura da parte della Squadra Mobile – Sezione reati contro il patrimonio” – che, nell’ambito di una complessa attività investigativa coordinata dal pool antiusura della procura di Roma, sta eseguendo sei misure cautelari emesse dal Gip del tribunale capitolino, dopo aver individuato e ricostruito le vicende criminose di soggetti che elargivano prestiti ad interessi usurari a diversi piccoli imprenditori e persone in difficoltà economiche della zona sud-orientale della Capitale. Agli indagati, che operano prevalentemente nel quartiere “Portuense”. già stabilmente inseriti nel tessuto criminale romano, sono contestati i delitti di usura ed estorsione aggravate, lesioni aggravate nonché esercizio abusivo di attività finanziaria.
Le indagini, che hanno portato all’operazione “Sportello (Anti) Usura”, sono scaturite dalle denunce di alcune delle vittime nei quartieri Portuense-Marconi-Trastevere, in cui i principali indagati avevano istituito la loro base operativa presso lo sportello di un CAF situato in via Ettore Rolli, che fungeva da sede per appuntamenti con i clienti.
All’esito delle investigazioni, condotte attraverso intercettazioni, analisi dei video e approfondimenti bancari, tra la fine del 2019 ed i primi mesi del 2020, e’ stato possibile ricostruire le mansioni svolte da ciascun indagato. Gli interessi praticati da corrispondere a cadenza mensile oscillavano tra il 20 ed il 40% e la modalità di estinzione si basava sul modello cosiddetto “a fermo”: la vittima, infatti, si vedeva costretta a pagare interessi fissi mensili che, sebbene altissimi, non andavano ad intaccare la quota capitale. Per estinguere il debito era, quindi, necessario pagare per intero la somma inizialmente ottenuta in prestito, pur avendo già versato in interessi somme pari complessivamente al doppio, al triplo se non addirittura a cinque volte l’ammontare ricevuto. Le vittime venivano anche minacciate e aggredite fisicamente in caso di mancato rientro delle quote nei termini previsti. Il sistema operativo delittuoso non ha subito arresti neanche durante l’emergenza dettata dalla pandemia da Covid-19.