Carta, pennelli, acquerelli: che l’udienza abbia inizio
19 Maggio 2025
Oltre 200 illustrazioni realizzate in punta di pennello nelle aule di giustizia. Andrea Spinelli si siede, assiste alle udienze e disegna ciò che accade: la deposizione dell’imputato, le arringhe, le requisitorie. I volti, i gesti dei protagonisti dei processi prendono colore e vita con acquerello, pastello, grafite, china. Della provincia di Milano, 34 anni, Andrea Spinelli è un courtroom sketch artist, un illustratore giudiziario, e in Italia è considerato un pioniere.

Lunedì 12 maggio inaugura la mostra “Il Testimone. Ritratti dal vivo dalle Aule di Giustizia” nell’atrio della Corte d’assise d’appello al Palazzo di Giustizia di Milano. Promossa dall’ordine degli avvocati e dal tribunale, è visitabile fino al 23 maggio e racconta per immagini quel percorso artistico tra udienze e processi, iniziato 3 anni fa.
“La mia curiosità per questo mondo è nata guardando un documentario true crime su un caso che aveva scosso molto le mie zone, quello delle Bestie di Satana”, racconta il live painter. Poi, l’idea. “Un amico un giorno mi dice: ‘se entri con dei pennelli e dei colori in un’aula di giustizia, sicuramente fai una cosa mai fatta in Italia’”.

E in effetti è così, nonostante all’estero i courtroom sketch abbiano una storia di tutto rispetto. L’illustrazione giudiziaria è conosciuta negli Stati Uniti sin da metà ‘800; le primissime illustrazioni giudiziarie risalgono alla fine del ‘600. In Europa tra i più noti illustratori giudiziari c’è Maurice Feuillet, che a fine ‘800 segue il processo allo scrittore Émile Zola, accusato di diffamazione nei confronti dell’esercito francese, in pieno affare Dreyfus. Esistono ancora oggi artisti di una certa fama, sfuggiti alla prepotenza visiva dei nuovi media, come gli statunitensi Arthur Lien e Jane Rosenberg.
In Italia gli “schizzi” dei processi non hanno mai attecchito. Le illustrazioni de La Tribuna ci si avvicinano, ma i disegnatori del noto settimanale andato in stampa dal 1890 al 1969 coprivano i principali fatti di attualità, e non solo la cronaca giudiziaria. E poi, le illustrazioni – come quelle del processo sullo scandalo della Banca romana, a fine ‘800 – non erano fatte dal vivo.
“Nell’estate 2022 – racconta Andrea – ho scritto al presidente del tribunale, Fabio Roia; è stato subito entusiasta dell’idea”. In questi tre anni ha seguito molti processi in Corte d’assise. Processi per fatti di sangue, che scuotono l’opinione pubblica. “È anche un’impresa: se non sei un artista visivo, che usa il colore, l’acquerello … secondo me non è semplice farlo con le parole”, racconta.

La cronaca giudiziaria ha le sue regole: per tutelare la presunzione di innocenza, ma anche le vittime di reato. Regole che anche un artista visivo dovrebbe seguire? “Il mio intento è raccontare senza scadere in esagerazioni”, dice Spinelli.
Come per i cronisti, anche per gli artisti il rischio di voyeurismo o di condanna anticipata è dietro l’angolo. Ecco perché, per Andrea, anche un illustratore dovrebbe coltivare una propria deontologia. “In tanti – spiega il live painter – mi hanno chiesto: ‘come fai a non provare rabbia per quell’imputato?’. A parte che ho il vantaggio di dover lavorare velocemente, quindi la mia attenzione è su quello che devo fare e non c’è spazio per il giudizio. Poi per me è interessante capire, l’opportunità di essere lì in prima fila per vedere quello che succede è sprecata, se ci metto il giudizio di mezzo”.
Il disegno lascia spazio alle emozioni e alcuni processi, più di altri, lasciano il segno. “Quello a carico di Rosa Fabbiano, per esempio – racconta l’illustratore. Questa signora aveva ucciso la madre, ne aveva fatto a pezzi il corpo e l’aveva nascosto nella vasca da bagno”.

Ma è proprio in casi del genere che emerge quanto un processo sia essenziale. “Quando sono andato alla prima udienza – prosegue Andrea – ho pensato ‘Cosa ci sarà da dibattere? Mi sembra tutto abbastanza chiaro’. Poi, seguendo il dibattimento, ho capito che è stato dato molto spazio a tutto ciò che c’era dietro: i problemi di salute, i problemi finanziari, la malattia della madre. Vicende così, che sembrano solo degli scatti di follia, hanno dietro un percorso che si può fare a ritroso per capire e forse, se si vuole, anche per prevenire”.
Tra una pennellata e l’altra, restano impressi su carta, ma anche nell’anima, gesti carichi di significato. “Mi viene in mente quello della madre di Giulia Tramontano, Loredana Femiano, durante il processo ad Alessandro Impagnatiello”, ricorda Andrea. Mentre l’uomo, durante la deposizione, racconta ai giudici la dinamica dell’uccisione della fidanzata, la madre della vittima si alza, si avvicina e inizia a fissarlo.
“Ho visto questi due opposti, questo contrasto visivo fortissimo tra loro due – spiega il live painter –; lei si è messa lì, appoggiata alle sbarre della cella, e ha ascoltato il racconto dall’inizio alla fine, senza battere ciglio. Ho pensato ‘non so dove questa donna trovi le forze di fare una cosa simile’. Era evidente come volesse essere presente a quello che veniva detto; ha avuto una forza pazzesca”.

Grazie al suo lavoro, Andrea Spinelli si è fatto un’idea di chi, quotidianamente, lavora nella complessa macchina della giustizia. Il distacco, croce e delizia di chi veste la toga, è solo apparente. “Al di là di quella toga, in certi casi – spiega –, ritrovo delle persone che hanno innanzitutto una enorme curiosità per l’arte. Questo mi rassicura e mi dà un’idea della giustizia più ‘morbida’ in senso positivo, ossia più attenta al lato umano. Tutti rimangono colpiti da quello che accade in aula”.
Il 19 maggio, il guardasigilli Carlo Nordio è a Milano; al mattino è ospite dell’Ordine degli avvocati per l’evento “Talk to the future” a palazzo di Giustizia. È lì che Spinelli regala al Ministro un suo ritratto; sullo sfondo, il Ministero di via Arenula. “Ho tirato fuori il dipinto, diciamo ‘a sorpresa’; l’ho visto molto sorridente e contento”, racconta l’artista.