Premio Bellisario alla giudice Bashir. Cartabia: “Non dimentichiamoci l’Afghanistan”

cartabia e bashir
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“È il riconoscimento di un impegno condotto insieme per 20 anni. Le nostre forze dell’ordine, i nostri magistrati hanno collaborato in Afghanistan con Mareya Bashir e tante altre donne e uomini per costruire uno Stato di diritto, uno Stato dove la dignità di tutti, in particolare delle donne, fosse rispettata”. La ministra della Giustizia Marta Cartabia, pronunciando queste parole, ha consegnato alla giudice afghana la celebre Mela d’Oro. Il conferimento del premio Bellisario, ha aggiunto la Ministra “è anche uno sguardo sul nostro oggi e sul futuro del nostro Paese e dell’Afghanistan, perché dobbiamo continuare a non dimenticare una situazione difficile. Viviamo una grande emergenza per tutto il mondo, la guerra in Ucraina, che ci sta impegnando tutti. Ma non possiamo dimenticare un’altra emergenza che ci ha impegnato in particolare la scorsa estate e che continua ancora oggi. Dunque, un grazie per il passato e un impegno comune per il futuro”.

Mareya Bashir è la prima donna a essere nominata procuratrice generale in Afghanistan. La giudice, oltre al lavoro nella procura della provincia di Herat, era attiva nel campo dell’educazione delle ragazze. “Se ce l’ho fatta io, ce la potete fare anche voi” era la frase che ripeteva costantemente visitando le scuole del Paese. Impegno nel campo della Giustizia e impegno culturale, per Bashir, dovevano svilupparsi insieme. Con il ritorno al potere dei talebani, lo scorso agosto, la giudice è stata costretta a fuggire dall’Afghanistan. L’Italia le ha conferito con una procedura d’urgenza la cittadinanza, consentendole così di spostarsi verso il Nord Europa e ricongiungersi ai suoi famigliari. Il 10 giugno 2022, Bashir è tornata a Roma per ricevere il premio Bellisario.

Il ricordo personale della Ministra

Nell’illustrare le motivazioni del riconoscimento all’ex procuratrice di Herat, Cartabia ha voluto raccontare un ricordo personale: “Ho conosciuto Mareya Bashir diversi anni fa in un convegno sulla situazione delle donne in magistratura. Io parlavo da componente della Corte costituzionale, ero l’unica donna in quel momento, e lei raccontava del suo impegno come prima procuratrice generale a Herat. Mi colpì questa donna che lavorava per la difesa dell’uguaglianza, della dignità delle donne, innanzitutto con gli strumenti del diritto. Ma, insieme a questo, con un impegno culturale ed educativo. Bashir viaggiava per le scuole e ripeteva questa frase: ‘Se c’è l’ho fatta io, ce la potete fare anche voi’. Questo è un regalo che lei ha fatto alla mia personale esperienza perché da allora, per me l’impegno attraverso gli strumenti giuridici non può più essere disgiunto dall’impegno culturale: solo la consapevolezza delle persone può far vivere le norme, le regole, i grandi principi delle nostre società“.

Infine, il conferimento ufficiale: “Mareya Bashir riceve il premio Marisa Bellisario per il coraggio e l’impegno con cui si è sempre battuta per la costruzione di uno Stato di diritto e per la libertà e l’eguaglianza delle donne in Afghanistan. Ambasciatrice di un Paese meraviglioso che merita pace e libertà“, ha concluso la Ministra. Il riconoscimento, istituito nel 1989 in memoria della dirigente d’azienda Marisa Bellisario, viene assegnato a donne che si sono distinte nella propria professione, impattando positivamente sulla comunità italiana e internazionale. Prima della cerimonia, Bashir ha avuto un incontro privato con la Guardasigilli nell’ufficio di via Arenula. Il premio Marisa Bellisario sarà consegnato all’ex procuratrice di Herat per aver speso la sua intera vita, professionale e privata, in difesa dei diritti delle donne afghane.

La storia di Mareya Bashir

Non è la prima volta che la ministra Cartabia e la giudice Bashir si incontrano: fu proprio la titolare del dicastero della Giustizia ad accoglierla a Fiumicino, “abbracciandola”, il 9 settembre 2021. “In difesa di tutte le altre donne tuttora esposte a violenza in quel Paese, ho segnalato Mareya Bashir, prima procuratrice donna dell’Afghanistan, per il conferimento urgente della cittadinanza italiana”, spiegò allora Cartabia.

Nata a Kabul nel 1970, da giovane avvocata Bashir si era opposta ai soprusi degli integralisti. Fu costretta a lasciare il lavoro nel 1996, con la prima ascesa al potere del governo talebano. Ufficialmente dovette fare la casalinga, in incognito organizzò nella sua cantina una scuola clandestina per le bambine del vicinato.

Quando fu ripristinata la democrazia, ottenne il ruolo di procuratrice di Herat: la prima donna afghana a ricoprire quell’incarico, all’età di soli 36 anni. Dal 2006 al 2015, lottò contro la corruzione e gli abusi nel Paese, come i matrimoni forzati tra anziani e spose bambine. Bambine di 9-10 anni. Un impegno che le costò minacce, attentati, l’arresto di suo marito.

C’era molta ingiustizia nella mia società, vedevo disparità e oppressione sin da bambina. Avevo maturato l’idea che per la giustizia bisogna conoscere i diritti e studiare la legge”, ha dichiarato Bashir. “Cosciente di essere la prima nella storia del Paese, ho cercato di far capire alla mia gente, soprattutto agli uomini, che le donne possono lavorare bene. Ho l’orgoglio di esserci riuscita”. Ma il suo impegno è stato interrotto con il ritorno al governo dei talebani.

“Siamo sotto choc – ha raccontato Bashir nelle settimane successive alla caduta di Kabul -. È calata di nuovo l’oscurità. Se non avessi lasciato il Paese sarei stata uccisa, perché sono una donna e per il lavoro che ho fatto. Ci avevano già provato a uccidermi, questa volta ci sarebbero riusciti”. La giudice, che ha contribuito a scrivere la Costituzione del Paese – entrata in vigore nel 2004 e dismessa dal regime talebano -, conserva il sogno di “tornare a Herat, un giorno, e vedere le bimbe andare a scuola liberamente”.