Confische, relazione sulla lotta ai patrimoni illeciti

Beni confiscati boss Rocco Musolino 'ndrangheta
FacebookTwitterWhatsAppEmailCopy Link

Sono complessivamente 32.888 i beni sottoposti a confisca definitiva censiti dall’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata: si tratta del 16% del totale dei beni presenti nella Banca dati centrale. Numeri importanti, ma ciò che conta maggiormente è il dato relativo ai beni “destinabili”, consistenti in aziende (1.823) e in beni immobili (10.465).

E’ proprio in questa direzione che la normativa sulle misure di prevenzione patrimoniali ha impostato un’organica strategia di contrasto alla criminalità organizzata: percorso avviato con particolare efficacia nel 1982 con la Legge Rognoni-La Torre, approdato al Codice delle Leggi Antimafia e delle Misure di Prevenzione del 2011 – tuttora in vigore – e da ultimo rafforzato dalle modifiche apportate nel 2017.

Successivamente all’esecuzione dei provvedimenti di sequestro e confisca, la strategia consiste nell’aggredire i patrimoni illeciti, favorendone la restituzione alla collettività.

I dati statistici della Relazione Semestrale al Parlamento, aggiornati al 31 dicembre 2019, prendono in considerazione sia il numero dei procedimenti iscritti, su base distrettuale, sia la consistenza e la tipologia dei beni registrati nella Banca dati centrale: dal punto di vista geografico prevalgono ancora i distretti di Reggio Calabria, Napoli e Palermo, ma l’attività di contrasto coinvolge in misura sempre più consistente anche gli uffici giudiziari dell’Italia centrale e settentrionale, da Roma a Bologna, Milano, Torino e Venezia.

In totale i beni censiti al 31 dicembre 2019 sono 204.718, con un incremento netto di quasi 27mila unità rispetto al dato di fine 2017: ma con riferimento ai “nuovi” beni registrati nel 2018 e nel 2019, il dato disaggregato conta complessivamente 23.317 beni.

Il prossimo step è quello di rendere più agevole e rapido il percorso di assegnazione dei beni ai soggetti ritenuti più idonei, con il coinvolgimento sinergico di amministrazioni statali, enti locali e associazioni: sempre monitorando l’effettivo utilizzo delle aziende e degli immobili distribuiti a beneficio della collettività.

La riforma del 2017 si è ispirata proprio al principio di tutela dell’interesse pubblico all’uso sociale dei beni, in particolare innovando le disposizioni in tema di amministrazione dei beni sequestrati e agevolando la messa in disponibilità degli immobili sequestrati o confiscati: finalità perseguita attraverso il rafforzamento dell’istituto dell’assegnazione provvisoria, una forma anticipata di utilizzazione dei beni antecedente alla confisca definitiva.

LA RELAZIONE SEMESTRALE