Cartabia: “Praticare giustizia vuol dire rimuovere le cause del crimine”

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E’ ricordando Giovanni Falcone che la ministra della Giustizia Marta Cartabia ha esordito nel suo intervento durante la commemorazione della 30^ sessione della Commissione per la prevenzione della criminalità e la giustizia penale (UNODC) riunitasi questa mattina a Vienna.

Durante i lavori della CCPCG, infatti, circa 30 anni fa nell’aprile del 1992, fu proprio il giudice Falcone a lanciare l’idea di una conferenza politica globale ad alto livello che avrebbe gettato le basi per una cooperazione internazionale più strutturata contro la criminalità organizzata. Si tracciava infatti: “Una nuova parabola nella lotta alla criminalità organizzata: da una visione individualistica e repressiva ad una profonda analisi strutturale ed economica del fenomeno criminale” – ha specificato la Ministra – ricordando come il giudice nel suo discorso abbia mostrato e colto l’essenzialità della lotta alla criminalità organizzata attraverso la cooperazione internazionale. Falcone aveva capito che la criminalità organizzata era una presenza inquietante, non solo per le sue azioni brutali ma soprattutto per le sue attività economiche.

Nel suo intervento, la ministra ha toccato anche il tema del traffico dei migranti, spiegando come l’Italia resti pienamente impegnata nella prevenzione e nella lotta contro questo crimine, impegnandosi nella tutela dei diritti umani dei migranti vittime del traffico. In questo senso, molto c’è ancora da fare a partire dalla prevenzione e questo è il motivo per cui: “Valorizziamo e supportiamo campagne di sensibilizzazione e programmi dell’UNODC per affrontare le cause profonde e i fattori di spinta del traffico”  – ha tenuto a precisare Marta Cartabia, che ha ricordato come “la Convenzione di Palermo e relativo “Protocollo contro il traffico di migranti” rappresentino i principali strumenti giuridici a livello globale per affrontare questo fenomeno, fiduciosi che il meccanismo di revisione recentemente varato, fortemente sostenuto dall’Italia, contribuirà a renderli più efficaci”. La cooperazione internazionale tra le autorità di contrasto e quella giudiziaria tra i paesi di origine, transito e destinazione sono essenziali. A questo proposito, l’Italia promuove, in collaborazione con l’UNODC, progetti innovativi volti a rafforzare la collaborazione con i Paesi africani nella lotta al traffico di migranti e ad altri reati connessi, in particolare la tratta di persone, anche attraverso attività di capacity building e di formazione.

In chiusura di intervento, la ministra ha poi aggiunto come sia utile rafforzare la cooperazione giudiziaria tra Paesi: l’assegnazione in Italia di un magistrato di collegamento dalla Nigeria, infatti, si è rivelato particolarmente fruttuoso tanto da essere replicato altrove. A tale proposito, è stato pianificato il dispiegamento di ulteriori magistrati di collegamento dai Paesi africani in Italia e presto sarà concluso un accordo con il Niger, anche grazie al sostegno fornito dall’UNODC. Ulteriori iniziative sono in corso per rafforzare la cooperazione giudiziaria tra l’Italia e gli altri paesi africani, in particolare con il Mali e il Senegal.

Esaminando poi i risultati conseguiti dalla Commissione, Marta Cartabia ha voluto ricordare come seguendo proprio l’insegnamento di Giovanni Falcone: “Praticare la giustizia significa sforzarsi di rimuovere le cause del crimine, prevenire e sradicare le radici profonde dei crimini e non solo eliminarne i frutti malati”.

A margine della Trentesima sessione della Commissione delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine e la giustizia penale in corso a Vienna, la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha avuto due incontri bilaterali: con la sua omologa austriaca, Alma Zadić, e con il Direttore esecutivo del United Nations Office on Drugs and Crime (UNODC) di Vienna, Ghada Fathi Waly.

 

 

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